Stavolta Grillo e Casaleggio firmano l’appello degli intellettuali promosso da Libertà e Giustizia, che denuncia «la svolta autoritaria» verso una «democrazia plebiscitaria». E bisogna andare dentro questa storia perché potrebbe essere la spia di qualche sommovimento, anche pensando al voto imminente.
Mentre un altro appello – subito dopo le politiche, per fare delle cose insieme – era stato bruscamente rispedito al mittente da Grillo, anche con l’irrisione di quegli intellettuali, ieri il fondatore e cofondatore del Movimento cinque stelle hanno sposato in pieno il testo di L&G, rilanciandolo sul blog (unica aggiunta, una grande foto di Licio Gelli). Incapaci di stare assieme ad altri per governare, potrebbero fare strada comune al riparo dell’opposizione. Vedremo.
Erdogan sconfigge anche gli scandali. Articolo di Marta Ottaviani:
Lo hanno accusato di avere rubato. Di avere creato problemi a uomini d’affari non allineati. Di aver fatto pressioni sulla stampa. Di aver cercato di provocare una guerra contro la Siria. Di avere un’amante, lui e suo figlio. Eppure, nonostante tutte queste cose, a cui va aggiunta la repressione del movimento di protesta di Gezi Park l’estate scorsa, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha vinto un voto amministrativo che era un referendum sulla sua leadership e lo ha fatto nel migliore dei modi possibili, almeno stando ai primi risultati parziali.
I risultati definitivi arriveranno solo nelle prime ore di questa mattina, ma l’Akp, il Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo al governo, sembrerebbe aver mantenuto il controllo di Istanbul, dove vota un quinto del bacino elettorale del Paese, e forse anche la capitale Ankara, anche se il Partito Repubblicano del Popolo, il Chp, principale voce dell’opposizione, sostiene di essere in testa.
Il Giornale: “La rivolta del Senato”. Le idi di marzo. Editoriale di Alessandro Sallusti:
Era marzo a Roma quando un gruppo di senatori, circa sessanta narrano gli storici, mise in atto il complotto che portò alla morte di Giulio Cesare, divenuto troppo potente per i custodi della Repubblica. Le idi di marzo, appunto, si stanno ripetendo oltre duemila anni dopo. E, come allora, tra i complottisti si mischiano paure di tirannia, invidie e gelosie nei confronti dell’uomo vincente e amato dal popolo. Per questo la riforma che abolisce il Senato così come lo conosciamo oggi, decisa nell’incontro tra Renzi e Berlusconi, non si deve fare. Lo ha detto chiaro il presidente dei senatori Grasso ( dando probabilmente voce al pensiero di Napolitano) in un’intervista pubblicata ieri da La Repubblica subito sottoscritta da oltre venti senatori della sinistra e sulla quale converge una strana maggioranza che va da Grillo a Vendola. Proprio come il Cesare dell’antica Roma, ieri Renzi ha replicato stizzito: «Voi difendete solo lo status quo », lasciando intendere che oggi il governo varerà comunque il disegno di legge per l’abolizione. Che rimarrà carta straccia fino all’approvazione dei due rami del Parlamento. Cioè, temo, per sempre.