
ROMA – L’assemblea ha deciso, le nomine sono state fatte, lo scontro (sul numero dei consiglieri, scesi da nove a sette, e sul cambio al vertice della società) è archiviato. Jean-Louis Chaussade, amministratore delegato del colosso francese Suez Environnement, vuole voltare pagina e pensare al futuro di Acea. Ma non rinuncia a ribadire la posizione del suo gruppo (secondo azionista privato, con il 12,5%, della società controllata dal Comune di Roma) sulle scelte imposte dal sindaco Ignazio Marino.
Scrive Marco Moussanet sul Sole 24 ore:
«Abbiamo detto e continuo a pensare – spiega – che sette consiglieri, quattro di maggioranza e tre di minoranza, sono pochi, per un’azienda grande, complessa e quotata com’è Acea. C’è il problema della composizione e del corretto funzionamento dei vari comitati. Vedremo se funzionerà, mi sembra difficile».
Quanto al management?
Con i vari sindaci romani abbiamo discusso e ci siamo sempre intesi, nel massimo rispetto da parte nostra di chi ha la legittimazione del voto popolare. Quindi prendiamo atto della decisione di nominare un nuovo amministratore delegato, persona peraltro validissima che viene dall’interno della società. Capisco le ragioni del sindaco, insisto però nel sottolineare che il suo predecessore aveva lavorato bene. Ma soprattutto, al di là delle persone, vorrei cercare di far capire che i tempi dell’impresa non sono, non devono essere, quelli della politica. Non si può cambiare un vertice aziendale ogni volta che cambia un sindaco o una maggioranza. C’è il rischio, come temo possa accadere con Acea, che si interrompa una dinamica positiva. Ricordo che l’ex consiglio era stato nominato l’anno scorso, non una vita fa»Siete soddisfatti dell’attuale livello della vostra partecipazione?
Sì, siamo soddisfatti e non intendiamo modificarlo.Al di là di Acea e delle attività in Toscana, che importanza ha per voi in prospettiva il mercato italiano?
Nel settore del trattamento e della distribuzione dell’acqua è uno dei tre mercati strategici in Europa, insieme a Francia e Spagna. Con delle enormi potenzialità.Perché?
Perché l’Italia è in forte ritardo nell’inevitabile processo di modernizzazione e concentrazione. Basti dire che il costo medio di un metro cubo d’acqua è di 3,5 euro in Europa, di 3,2 in Francia, di 2,5 in Spagna e di 1,5 in Italia. E questo perché gli investimenti infrastrutturali, a maggior ragione in presenza di budget pubblici ridotti, vengono finanziari in larga parte con le tariffe. Normalmente più alte dove il sistema è più moderno ed efficiente. Sono convinto che nei prossimi 5-10 anni questo processo subirà in Italia una forte accelerazione e noi vogliamo parteciparvi.In cifre cosa può rappresentare la concentrazione?
Che dagli oltre cento operatori attuali – al 70% pubblici, al 5% privati e per il restante 25% misti pubblico-privato – si passerà probabilmente a cinque o sei grandi gruppi. Com’è accaduto in Spagna.Avete negoziati in corso per continuare a crescere?
Ci sono delle discussioni informali, anche se non credo che ci saranno annunci a breve. Ma certo siamo intenzionati a guardare tutte le opportunità per continuare a investire in Italia. Probabilmente più al Nord, dove il processo di concentrazione è più avanzato, che al Sud. Sempre con dei partner locali, come azionisti di minoranza, mettendo a disposizione il nostro savoir faire.
