ROMA – Gli Studios di via Tiburtina tornano a Roma Capitale. Con il passaggio di proprietà del fabbricato, confiscato alla mafia negli anni ’90, è prevista la realizzazione del nuovo Hub della Creatività e della Multimedialità
Scrive Michela Allegri sul Messaggero:
(…) Dopo aver visto nascere alcuni tra i più grandi capolavori del cinema italiano, gli studi ex De Paolis erano passati da un proprietario all’altro, arrivando negli anni ’80 ad arricchire il conto in banca amministrato da Enrico Nicoletti, storico cassiere del gruppo. Negli anni ’90 erano finiti sotto sequestro. Ora gli Studios di via Tiburtina diventeranno un “Hub della Creatività e della Multimedialità”, grazie a un decreto di trasferimento a Roma Capitale emesso dal prefetto Giuseppe Caruso, direttore dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, in seguito a richiesta dell’assessore allo Sviluppo delle Periferie, Paolo Masini. In un’area di 22mila metri quadrati, che comprende una serie di fabbricati e due capannoni in disuso, verranno trasferite le botteghe di artigiani e artisti che gravitano in zona Pietralata.
Insieme a Cinecittà, gli studi De Paolis sono stati la culla del cinema italiano, con otto teatri di posa che hanno visto nascere capolavori come “Lo sceicco bianco” di Fellini e “Accatone” di Pasolini, hanno ospitato registi del calibro di Scola, Monicelli, Loy e Bolognini. Negli anni ’80, gli stabilimenti erano stati acquistati da Enrico Nicoletti, ex carabiniere nato in Ciociaria, che tra le mura di Regina Coeli aveva conosciuto il boss Enrico De Pedis ed era stato ingaggiato come cassiere della Banda della Magliana.
Nicoletti ha oggi 77 anni e una sfilza di condanne che gli appesantiscono le spalle. L’ultima, è arrivata lo scorso 8 novembre: 7 anni di reclusione con l’accusa di estorsione ai danni del proprietario di un bar ai Parioli. Nel 2002 il boss aveva minacciato l’imprenditore con un classico del genere: “Tu non sai chi sono io…”, per poi elencare aneddoti di vita vissuta, raccontando degli anni d’oro della gang, tra omicidi, estorsioni e sequestri di persona. Perché, anche se ai più è noto solo come “il Secco” di Romanzo Criminale, personaggio che sul piccolo e grande schermo sembra non avere niente a che spartire con il “Freddo”, il “Libanese” e il “Dandi”, le vere pietre miliari della banda, nella realtà Nicoletti è stato uno dei punti di forza del gruppo. Era lui che faceva girare i soldi, li investiva e quadruplicava. Era considerato da De Pedis un uomo di fiducia, soprattutto, uno di quelli con le conoscenze giuste e un gran fiuto per gli affari. Nicoletti era riuscito a mettere le mani, oltre che sugli studi De Paolis, anche su proprietà di pregio come la villa e il parco di Porta Ardeatina, diventata la Casa del Jazz. Poi è arrivato il declino, gran parte delle ricchezze della banda sequestrate. Ora un altro pezzetto di quel patrimonio tornerà alla città (…)