Anagrafe, una talpa dietro il colpo. Marco De Risi, Il Messaggero

L’anagrafe di Roma

ROMA – “Più passano le ore – scrive Marco De Risi del Messaggero – e più il raid notturno all’anagrafe centrale di via Petroselli assume contorni inquietanti. E’ molto probabile, ipotizzano gli inquirenti, che abbia agito una banda a caccia di dati e informazioni riservate”.

 

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Ed è i impossibile accertare in tempi brevi cosa esattamente sia stato portato via dagli uffici a due passi dal Colosseo. Quindi, oltre alla certezza che abbia agito una gang ben organizzata, c’è anche quella della presenza di un basista. Pochi i dubbi, infatti, che gli ignoti che siano sono mossi a loro piacimento nei corridoi e nei piani dell’anagrafe guidati dalle indicazioni precise di qualcuno che conosceva perfettamente l’ambiente. Che non è escluso che fosse con loro.
PERQUISIZIONE
Se non si fosse trattato di malavitosi, quella che si è verificata l’altra notte si potrebbe definire chiamare una perquisizione in piena regola, l’intrusione avvenuta nella notte tra lunedì e martedì. Un passaggio meticoloso, certosino quello dei misteriosi individui che hanno setacciato in lungo e in largo l’Anagrafe. Del caso si occupano gli agenti del commissariato Trevi Campo Marzio, che hanno richiesto anche l’intervento della polizia Scientifica e che hanno ricostruito la scorribanda: erano le otto di martedì quando un’impiegata ha chiamato al 113 segnalando il furto. Ma l’allarme vero è scattato all’ora di pranzo. Il personale dell’anagrafe si è accorto che gli sconosciuti avevano forzato i cassetti di trenta stanze e soprattutto avevano attaccato uno dei settori nevralgici: la Ragioneria Generale al quarto piano. Non solo, quindi un furtarello alla cassa del bar ma un raid in piena regola.
DATI SENSIBILI
E’ stato solo in quel momento che è scattato il sopralluogo più accurato da parte degli agenti di Ps, che si sono subito resi conto di un particolare sconcertante: in quegli uffici pieni zeppi di dati sensibili, di atti giudiziari, di timbri e di bolli, le telecamere erano fuori uso dal 18 luglio scorso. Ecco perché gli inquirenti hanno maturato la convinzione che la banda fosse aiutata da qualcuno che possa averli informati del mancato funzionamento di tutti gli apparati di sicurezza.
LA PISTA
«All’anagrafe – si lascia sfuggire un agente – ci sono tutte le informazione che interessano chi cerca tracce sulla vita delle persone: la loro vera residenza, le pratiche dei passaporti elettronici e delle carte d’identità. E’ chiaro che si è autorizzati a pensare ad una banda che traffica dati su commissione». Il furto dei due timbri del Comune di Roma è una cosa grave. La banda coi timbri trafugati può ”sfornare” carte d’identità abilmente contraffatte e creare una nuova identità per chiunque. Addirittura fare in modo che espatri con il documento falso ma con il timbro vero. Ieri, intanto, c’è stata una nuova ispezione da parte del personale a caccia di qualche elemento per capire che cosa potrebbe essere stato sottratto dagli uffici. Sono centinaia le pratiche e gli atti giudiziari (anche della Corte d’Appello) che sarebbero dovuti rimanere segreti, in quel luogo che aveva le telecamere di sorveglianza rotte e nessuno vigilantes a controllare.

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Gianluca Pace