Non è presto però per cercare di misurare se i primi 80 euro in busta paga (o nel cedolino previdenziale), quelli versati un mese fa, abbiano provocato un primo risveglio delle vendite al dettaglio. La risposta, per il momento, è no. Non sembra sia successo. Né la ristorazione a basso costo, né la grande distribuzione organizzata sembrano aver registrato il benché minimo incremento dell’attività in giugno rispetto a maggio. Né Esselunga, né la rete dei punti vendita Coop riferiscono di aver notato un’inversione, soprattutto non in senso positivo. Sommate, le due grandi concorrenti italiane pesano per quasi un terzo della rete di supermercati e ipermercati sul territorio nazionale, con un fatturato annuo cumulato di quasi venti miliardi. Ma per nessuna delle due, per il momento, il bonus da 80 euro sembra aver fatto alcuna differenza.
Soprattutto, il mancato aumento dei consumi nel primo mese del bonus può avere motivazioni più generali. In una parte dei Comuni a metà giugno i proprietari di casa hanno dovuto pagare la Tasi, la nuova tassa sui servizi urbani. Per le imprese, anche quelle a conduzione familiare, sono arrivate poi le scadenze Iva. Serviranno dunque alcuni mesi per valutare se il bonus possa avere un impatto al netto degli impegni fiscali.