Il cassiere dell’Esercito ruba sei milioni. Michele Allegri, Messaggero

(foto Il Messaggero)

ROMA – “Sei milioni di euro spariti nel nulla – scrive Michela Allegri del Messaggero – Erano i soldi destinati alle pensioni e agli stipendi del personale dell’Esercito italiano, e sono stati sottratti con l’inganno”.

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La beffa è resa ancora più amara dal fatto che, dietro al raggiro che ha provocato un buco a tanti zeri nelle casse delle forze armate, ci sarebbe proprio un militare: il maresciallo Salvatore Grauso, che è attualmente sospeso dal servizio, ma che fino allo scorso anno svolgeva la mansione di cassiere del centro amministrativo dell’Esercito. Ora, è indagato per peculato e la sua posizione è al vaglio della Procura militare. Per i suoi complici, invece, sono scattate le manette. Si tratta del commercialista campano Giuseppe Passante, dell’imprenditore Francesco Mauriello e di un pensionato, Giuseppe Invito. I tre, accusati come Grauso di peculato, sono indagati insieme ad altre 44 persone che avrebbero messo a disposizione del maresciallo infedele il proprio conto in banca, utilizzato come cassaforte in cui dirottare i fondi pubblici, e che ora sono sospettate di riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita.
LA DENUNCIA

L’inchiesta, coordinata dal pm Roberto Felici e condotta dai carabinieri di Piazza Dante e dal I gruppo della Guardia di Finanza, è scattata nell’agosto dello scorso anno dopo una denuncia della direzione del centro amministrativo dell’Esercito. Da una verifica interna, infatti, era venuto a galla un ammanco milionario. Agli investigatori erano bastate poche mosse per risalire al maresciallo Grauso, che all’epoca dei fatti, tra il 2010 e il 2013, svolgeva la mansione di cassiere. Il militare avrebbe sistematicamente distratto denaro pubblico manipolando i versamenti destinati all’Irpef. Il braccio destro del maresciallo era un commercialista campano, Giuseppe Passante, attualmente in carcere, accusato di avere girato i soldi sottratti da Grauso sul conto di 44 soggetti compiacenti, a cui era poi stato affidato il compito di ritirare il denaro in contanti. Per i prestanome Francesco Mauriello e Giuseppe Invito, il gip Anna Maria Fattori ha invece disposto i domiciliari. I due sono sospettati non solo di avere messo a disposizione del commercialista e del maresciallo il proprio conto in banca, ma anche di avere inserito altre persone nel giro di sottrazioni illecite.
LE FINTE MINACCE

Quando il buco milionario era stato scoperto, Grauso aveva tentato di giustificarsi con i suoi superiori dicendo di essere stato costretto ad effettuare quelle operazioni illecite perché era stato minacciato. Alla fine, messo alle strette, aveva raccontato agli inquirenti di avere incontrato nel luglio dello scorso anno il commercialista Passante, che gli aveva proposto di utilizzare i fondi dell’Esercito per effettuare bonifici su conti correnti di persone compiacenti. Passante, invece, aveva attribuito al maresciallo la paternità del meccanismo, e aveva anche ammesso di avere aperto i vari conti su cui Grauso avrebbe trasferito le somme. Mauriello, invece, ha dichiarato che era stato Passante ad introdurlo nel giro: era il suo commercialista e lo aveva messo al corrente del piano. Mauriello si era fatto convincere e aveva fornito le coordinate del suo conto corrente, ma, quando aveva visto arrivare quasi 2 milioni di euro, si era preoccupato. Per disperdere la somma, quindi, aveva dirottato i soldi sul conto di una serie di amici. Giuseppe Invito, invece, ha raccontato di avere effettuato simili operazioni per circa 200 mila euro e di avere emesso assegni in favore delle sue figlie, in modo da potere agevolmente ritirare i soldi in contanti. Tutti i prestanome, inoltre, hanno dichiarato di avere ricevuto in cambio della “cortesia” somme di cui avevano urgente necessità.

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Gianluca Pace