Champagne, spie e segreti. Maria Serena Natale, Corriere della Sera

L’articolo del Corriere della Sera

ROMA – “I delicati rapporti con la Russia – scrive Maria Serena Natale sul Corriere della Sera –  gli equilibrismi nel pieno del poker sulle nomine Ue, l’alleanza strategica con gli Stati Uniti. Lo scandalo delle intercettazioni che ha aperto una crisi di fiducia per il governo polacco si allarga e coinvolge il ministro degli Esteri Radek Sikorski, peso massimo della politica di Varsavia diventato un protagonista della diplomazia europea e dato in corsa per la successione a Cathy Ashton”.

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Dal Gufo a Palazzo Sobanski. La scorsa settimana il popolare settimanale Wprost aveva pubblicato stralci di una conversazione privata tra il governatore della Banca centrale Marek Belka e il ministro dell’Interno Bartlomiej Sienkiewicz in un ristorante abitualmente frequentato da personaggi in vista, Il Gufo e i suoi amici. Tema caldo di un dialogo condito da aspri commenti su collaboratori di Belka, il sostegno della banca all’esecutivo in cambio del licenziamento del ministro delle Finanze Jacek Rostowski. Era il luglio 2013, a novembre il dicastero veniva affidato al tecnico Mateusz Szczurek.
Rostowski resta al centro dell’intrigo. Un paio di mesi dopo è lui a incontrare Sikorski tra calici di champagne e vino francese nell’esclusiva Sala Ambrata del ristorante di Palazzo Sobanski. Anche questo scambio è intercettato e la registrazione passa a Wprost , che ora pubblica le parole rubate al ministro degli Esteri. «L’alleanza tra Polonia e Stati Uniti? Non vale nulla, anzi è pericolosa perché crea un falso senso di sicurezza» dice Sikorski usando un linguaggio fortemente dispregiativo per indicare la sudditanza psicologica verso gli americani. «Per di più ci inimichiamo tedeschi e russi, pensiamo che vada tutto bene perché abbiamo fatto il lavoretto agli Usa. Siamo dei perdenti». Toni duri anche sul premier britannico David Cameron, che avrebbe giocato male la partita europea concedendo troppo agli euroscettici su immigrazione e possibile uscita dall’Unione.

Temi sensibili per un candidato alla carica di Alto rappresentante della politica estera Ue, già considerato un falco antirusso. Ex dissidente antisovietico, studente a Oxford e giornalista in Afghanistan, Sikorski è da sempre un alfiere della linea dura con Mosca, mai tenero con gli Stati Uniti colpevoli, nella sua visione, di aver marginalizzato l’Europa Centro-orientale a beneficio di regioni come Pacifico e Medio Oriente. In particolare, le parole di disappunto di Palazzo Sobanski risalgono allo scorso gennaio e precedono le rassicurazioni di Barack Obama agli alleati Nato e Ue.
Ieri è intervenuto il presidente Bronislaw Komorowski per riaffermare che «gli Stati Uniti restano un alleato estremamente importante» e lo stesso Sikorski ha denunciato da Lussemburgo «l’attacco sferrato al governo da un gruppo criminale: non sappiamo ancora chi sia dietro tutto questo ma la giustizia troverà i mandanti». Già nei giorni scorsi il premier Donald Tusk aveva condannato «il primo tentativo di rovesciare il governo con mezzi illegali dalla fine del comunismo». Attacco allo Stato per destabilizzare l’esecutivo di centrodestra nel pieno della crisi ucraina e delle manovre polacche volte a ridurre la dipendenza energetica da Mosca. Si rincorrono le ipotesi di complotto: una trama dei servizi russi, il piano di una «rete di camerieri» pronti ad approfittare dell’imprudenza di ministri e banchieri per rivendere le intercettazioni, un crimine in Polonia. Di fatto la vicenda evidenzia vulnerabilità dei leader e debolezza del controspionaggio.
Sotto tiro dopo un raid dell’Agenzia di sicurezza interna presso la redazione di Wprost che ha sollevato dubbi sulla libertà di stampa nella giovane democrazia polacca, il governo serra i ranghi contro l’opposizione guidata da Jaroslaw Kaczynski che chiede la testa del premier e vola nei sondaggi. Tusk riferisce domani in Parlamento, la storia continua.

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Gianluca Pace