
ROMA – “Potrebbe essere l’annuncio della casa che tutti sognano – scrive Elena Panarella del Messaggero – Peccato che si tratti di uno dei tanti insediamenti abusivi di Roma e che si trovi proprio dentro la Cloaca Massima, sotto ponte Palatino, a due passi dall’isola Tiberina”.
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I letti, una montagna di coperte sporche, stavolta lo hanno preparato in alto, almeno lassù i topi non arrivano. E sì perché questo succede a chi ha trovato rifugio nella più grande fogna antica conosciuta, che attraversa il Foro di Nerva, il Foro Romano e il Velabro per giungere fino al fiume (lo sbocco è ben visibile nei pressi del ponte Emilio, detto anche Ponte Rotto, una zona storica dove per scolaresche e turisti si organizzano visite guidate). Tra le pietre antiche hanno incastrato fornelletti a gas, lattine di birra, bottiglie di vino, pasta, scatolette di tonno, piatti e bicchieri di plastica. Non mancano i panni stesi, le scarpe da ginnastica, e alcuni teli di cotone. All’ora di pranzo verso i muraglioni che costeggiano il lungotevere si diffonde odore di cipolla e spezie: alcuni uomini stanno preparando qualcosa da mangiare e qualcun altro sta portando con grosse taniche l’acqua presa alla fontanella.
LA DISPOSIZIONE
A pian terreno c’è una prima camera da letto senza pareti. Come pavimento, terra e sabbia. La rete del letto è formata dalle cassette per la frutta, sia di legno che di plastica, e come materasso si usano vecchie coperte. Tutto intorno buste e scatole di cartone con vestiti e altri effetti personali. Appoggiata al muro c’è una scala che porta al piano superiore. Non è una scala tradizionale. Anzi, piuttosto rimediata: è una transenna di ferro. Per salire e scendere da un livello all’altro basta arrampicarsi. Anche al secondo piano di questa casa improvvisata tra le rovine storiche, ci sono dei letti. «È impensabile che qualcuno possa vivere in simili condizioni – commenta una coppia di francesi in bicicletta sulle banchine del Tevere che si è appena affacciata sull’hotel dei disperati – così come è impensabile lasciare questo luogo nell’abbandono. A Roma avete le cose più belle del mondo, monumenti straordinari, ma non tutto purtroppo è conservato nel migliore dei modi, è un vero peccato».
TENDE E CARTONI
Poche parole che sono come una doccia fredda per chi ama questa città, e non la vorrebbe vedere affogata nel degrado. Proseguendo il percorso lungo il fiume, dove quest’inverno c’erano dei veri e propri camping in miniatura sparpagliati qua e là e piccole bidonville, la situazione non sembra essere migliorata. Dall’Isola Tiberina fino a ponte Sant’Angelo si incontrano ancora tende e cartoni. «Il degrado è stato sempre parte integrante di alcuni tratti del Tevere, bisognerebbe investire di più nella manutenzione, evitare che si trasformi in un dormitorio pubblico così come in una discarica a cielo aperto – commenta un anziano signore a passeggio con il cane, che abita poco distante e che frequenta questo luogo da sempre – La verità è che questo pezzo di Roma è stato sempre abbandonato a se stesso. Basta pensare a Parigi per rendersi conto di quanto poco siamo in grado di sfruttare le bellezze che abbiamo». Intanto i turisti continuano il tour alla scoperta della storia, tra bellezze abbandonate e progetti di riqualificazione mai avviati. Affascinati, sempre e comunque, da quel lato nascosto della Città eterna.
