ROMA – “La signora delle tasse – scrive Maurizio Belpietro su Libero – annuncia che d’ora in poi il Fisco non inseguirà più gli evasori ma si limiterà a fermarli”.
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Par di capire dall’intervista che Rossella Orlandi ha concesso ieri al Corriere della Sera che il nuovo corso non punterà più sulle imposte vecchie, quelle che l’Agenzia delle Entrate non riesce a far pagare, ma sulle nuove, maturate dal 2012 in poi.
Ogni anno, ha spiegato la signora, si stima che vengano evasi tributi per 120 miliardi e lo Stato riesce a recuperarne al massimo 13, mentre il resto va in cavalleria.
Dunque gli ispettori dovranno concentrarsi sui 107 che sfuggono, cercando di portarli a casa.
Il discorso della dirigente che ha sostituito Attilio Befera alla guida dell’ufficio più temuto dai contribuenti pare di buon senso, perché a dar retta alle statistiche il recupero dell’evasione è una goccia nel mare di tasse non pagate. Ciò nonostante il ragionamento nasconde di fatto una delle parole più aborrite degli ultimi anni ossia il condono.
Far pagare le imposte più recenti dimenticando quelle del passato significa in pratica una maxi sanatoria per chi ha fatto il furbo.
I soldi sfuggiti al Fisco ma che il Fisco non riesce a incassare pare superino i 500 miliardi, ossia circa un quarto del nostro debito pubblico.
E adesso Rossella Orlandi che fa? Dice tranquillamente: scusate, questi quattrini non riusciamo a recuperarli, perché in qualche caso l’azienda è fallita e il contribuente è irreperibile, e allora mettiamoci il cuore in pace e una pietra sopra e facciamola finita.
Scordammoce ’o passato: in tal modo risparmiamo tempo, energie e riusciamo a concentrarci sui nuovi evasori. Può darsi che la signora delle tasse abbia ragione. Che il suo sia un modo pratico di affrontare la questione delle imposte che lo Stato non riesce a incassare.
E però tutto ciò appare una beffa nei confronti di chi ogni anno è ligio con il Fisco e versa fino all’ultimo euro senza sgarrare. Ma come? Si criticava tanto il condono tombale di Tremonti, che alla fine qualche soldino dall’evasore lo pretendeva, e ora si chiude un occhio, anzi tutti e due, nei confronti di chi è in debito con l’Agenzia delle Entrate?
Sarà senso pratico, ma gli onesti hanno un altro senso: quello di essere presi per i fondelli. Lo avesse fatto Berlusconi e non Renzi chissà che sarebbe successo: di sicuro lo avrebbero accusato di fare un piacere ai ladri di tasse. Di fatto quella di Rossella Orlandi pare una resa, l’ammissione che hanno vinto i bari,cioè chi ha giocato a rimpiattino con l’Agenzia delle Entrate e giorno dopo giorno ha trovato scappatoie e furbizie che hanno consentito di farla franca.
A meno che i 500 miliardi evasi fossero un grande bluff, ovvero una di quelle balle raccontate tanto per fare colpo, oppure soldi messi a bilancio per gonfiare i risultati ma di fatto mai esistiti se non nelle conferenze stampa.
Sospetto legittimo in quanto, a forza di sentirsi dire ogni volta del tesoretto miliardario, chiunque crediamo si sia interrogato sulle ragioni che impedissero di andare a prenderlo.
Se davvero ci fossero stati questi 500 miliardi, perché lo Stato non ci ha messo le mani, evitando di infilarle nelle tasche dei contribuenti con la richiesta di nuove tasse? Non esistendo una risposta precisa viene il dubbio che quei soldi siano esistiti ma solo nella fantasia, perché concretamente nessuno li ha mai visti.
Insomma, delle due l’una: o siamo di fronte a un grande fallimento, a una sanatoria mascherata che certifica come il Fisco non sia in grado di recuperare le tasse evase e dunque a un’alzata di mani rassegnata, oppure siamo allo svelamento della grande bugia che per anni ha illuso tutti, convincendoli che sarebbe stato sufficiente incassare il maltolto per mettere a posto i conti dell’Italia.
E dato che la signora delle tasse ha fatto il primo passo,spiegandoci che d’ora in poi l’Agenzia delle Entrate si dimenticherà di quei 500 miliardi, forse sarebbe bene che facesse anche il secondo e ci dicesse quale delle due chiavi di lettura indicate è quella vera.
Il tesoretto era una frottola oppure è la testimonianza di una sconfitta? Così, tanto per regolarci, anche per il futuro. E a proposito di tasse: ieri il Sole 24 Ore segnalava che in alcune regioni del Sud esiste un forte scostamento fra reddito dichiarato e consumi reali.
In Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna si spende di più di quanto ufficialmente si incassa. 800 miliardi dichiarati, 920 quelli spesi.
Sono forse quelli i famosi 120 miliardi di evasione di cui parlava la nuova direttrice del Fisco? Dopo i controlli a Cortina e Courmayeur urgono blitz estivi dell’Agenzia delle entrate a Palermo, Napoli e Reggio Calabria? Anche in questo caso si attende risposta, perché dopo anni passati a discutere dell’evasione del Veneto scoprire che invece i soldi li nascondevano in Sicilia sarebbe una discreta sorpresa. Signora Orlandi, ci faccia sapere. Già dopo la sua intervista le nostre certezze vacillavano, ma dopo l’articolo del quotidiano salmonato ancora di più.