
ROMA – “È urgente intervenire per contenere l’elevata pressione fiscale che è ostacolo alla crescita economica”.
Lo ha detto Pier Carlo Padoan, che è il ministro dell’ Economia e non il titolare del bar sport sotto casa. Strano a crederlo – scrive Gianluigi Paragone di Libero – ma è così davvero. Lo so che un ministro che dice un’ovvietà del genere sarebbe da prenderlo, farlo accomodare (su una sedia e fargli il seguente discorsetto: amico mio, non c’era bisogno di farti ministro per sentirsi dire che con la pressione fiscale alle stelle non si cresce, pertanto basterebbe che tu – che sei il ministro – ti adoperassi per abbassarle.
Padoan parla come il compianto filosofo dell’ovvio Massimo Catalano, personaggio stupendo nel circo arboriano di Quelli della Notte. Catalano era quello che sentenziava «È molto meglio sposarsi con una donna ricca, bella e fedele che sposare una brutta, povera e pure stracciona».
Ecco, Padoan/Catalano fa lo stesso: con le tasse alte non si cresce. E ancora: «un fisco più equo aiuta i cittadini onesti». Grazie tante. Allora, poiché siamo alla vigilia dell’ennesima strombazzata riforma fiscale, vale la pena dire subito che di stravolgente non vedremo nulla. Il massimo dello sforzo sarà quello di una semplificazione fiscale e di una riduzione del contante a vantaggio di bancomat e carte di credito, allo scopo di stanare gli evasori.
Comincio subito da questo punto.
L’utilizzo delle carte al posto del contante non stanerà nessun furbetto anzi, renderà ancora più “conveniente” agli evasori scomparire totalmente dai radar del fisco. Il denaro contante invece serve eccome; anche quando si tinge di nero, perché costituisce – stando così le cose – quel minimo di ossigeno a favore del commercio onde evitare di finire in apnea.
Se davvero il governo Renzi vuole recuperare soldi – tanti! – sul fronte tasse, dovrebbe rivedere le partite di giro finanziario nascoste nelle elusioni e dovrebbe anche evitare che, una volta pizzicato un grande evasore, gli sia consentito di transare a prezzi di favore come fossimo al mercato delle vacche. Hai evaso mille? Non chiudi a trecento! In nome del recupero crediti stiamo regalando sconti ai vip, mentre stiamo massacrando gente normale perché non ha la liquidità necessaria per onorare un debito.
Questo lo scrivo al nuovo titolare di Agenzia delle Entrate come promemoria. Quanto all’operazione fisco amico, il primo commento che mi viene da fare è che se siamo ancora a questo punto stiamo freschi.
Per rendere chiaro di cosa stiamo parlando uso la seguente metafora: abbiamo una vetta fiscale da record mondiale e lo Stato ci obbliga a scalarla con le scarpe di tela. La semplificazione presentata (ammesso che riesca, perché di annunci abbiamo le tasche piene) starebbe nel sostituire le scarpe di tela con gli scarponi. La montagna da scalare resta però dell’ altezza record! Ora, se Renzi e Padoan volessero davvero agevolare le imprese per una ripresa reale, dovrebbero “abbassare” la montagna mica sostituire l’attrezzatura dello scalatore.
Finché il governo non abbasserà quella cima sarà inevitabile (uso questa parola in termini analitici: lungi qualsiasi complicità con un atteggiamento che al contrario condannerei col massimo delle pene!) che qualcuno l’aggiri coi raggiri.
Fare la tara morale a questo dumping può far star bene i governanti di turno ma non risolve alcunché perché nella suddetta gara morale lo Stato perderà sempre in quanto è il primo a imbrogliare. Come? Dal cronico mancato pagamento dei suoi debiti agli sprechi della politica abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Quindi Renzi deve rimodulare il sistema fiscale e deve assumersi l’onore del costo. In tempi di grave crisi l’economia ha bisogno di uno Stato forte e competitivo, non uno succube dei poteri finanziari e pure corrotto. Per chiudere. Padoan non parli come Catalano e agisca da ministro se è in grado di farlo. Altrimenti lasci.
