Embrioni scambiati, il blitz del giudice. Vincenzi, Repubblica

L’articolo di Repubblica

ROMA – “Dopo mesi di guerra fredda a distanza, di interviste, controinterviste e chiarimenti rispetto alle proprie posizioni – scrive Maria Elena Vincenzi di Repubblica – ai propri diritti e alle proprie aspettative, per le due copie vittime dello scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma è arrivato il momento del redde rationem. L’udienza per decidere del destino dei quattro genitori è stata anticipata a venerdì prossimo davanti al tribunale di Roma. In origine si sarebbe dovuto tenere il 18 agosto, ma dopo un secondo ricorso da parte dei genitori genetici il giudice ha scelto di convocare subito le parti in modo da poter prendere una decisione prima della nascita dei gemellini, attesa intorno a metà mese”.

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Una decisione in corner e che sicuramente farà discutere, perché tutto si giocherà adesso nelle prime ore dopo il parto. L’8 agosto davanti al giudice Silvia Albano si troveranno le due coppie che fino ad ora si sono parlate soltanto attraverso i giornali. O, se non loro, di sicuro ci saranno i loro avvocati, chiamati a discutere del ricorso presentato dai genitori genetici, che hanno ottenuto di stringere i tempi dell’udienza. Le richieste contenute nel ricorso d’urgenza sono infatti ben precise e strettamente legate all’evento della nascita.
La prima è quella di «diffidare gli ufficiali dello stato civile presso le anagrafi della Repubblica » dal formalizzare l’atto di nascita dei due gemelli. Atto che, secondo i loro legali, sarebbe contrario «alla verità genetica ». In pratica, la coppia invoca una sospensione della registrazione all’anagrafe per evitare che si crei «un danno grave e irreparabile». Di qui la richiesta di un provvedimento d’urgenza che permetterebbe una misura cautelare prima ancora del giudizio. Non solo. La madre e il padre genetici chiedono anche che i «neonati vengano consegnati» a loro al momento del parto perché, ne sono convinti, «sono figli nostri». Anche se nati da un’altra donna, hanno il loro codice genetico e somiglieranno a loro.
Un caso senza precedenti, che nei mesi scorsi ha diviso l’opinione pubblica, ora nella mani del giudice Silvia Albano. Una storia umanamente dolorosa che pone una serie di quesiti spinosi anche dal punto di vista giuridico. Oltre che da quello etico. La sua decisione, quale che sia, è destinata ad essere un precedente e a lasciare il segno. Certo è che il magistrato dovrà decidere in fretta, come sembra determinata a fare. Il rischio è che anche un giorno in più possa essere fatale per la causa: se i due gemellini nascessero prima della sua decisione, il processo potrebbe non avere più senso. I bambini verrebbero riconosciuti come figli della donna che li ha partoriti e di suo marito (presunzione di paternità) e, a quel punto, agli altri due genitori non resterebbe che la strada di una causa ordinaria con i tempi che essa comporta.
Difficile capire cosa succederebbe qualora il giudice, invece, accogliesse il ricorso: i bambini, per il momento, non verrebbero registrati all’anagrafe. Ma per quanto, posto che la legge dà un termine massimo di 10 giorni? Il paradosso è che l’eventuale blocco dell’iscrizione imposto dal tribunale potrebbe fare risultare i gemellini addirittura come figli di “parto anonimo” e dunque destinati all’adozione.
Quesiti anche estremi ai quali l’ordinamento italiano non risponde essendo vietata dalla legge 40 la maternità surrogata che, per certi versi, potrebbe essere assimilabile a questo caso. Se non fosse che la pratica dell’utero in affitto è regolata da un contratto, mentre tutta questa vicenda è stata causata da uno scambio di provetta.

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Gianluca Pace