
ROMA – Per un hard disk si paga fino a 20 euro, per smartphone e tablet invece si va dai 3 ai 5,20. Queste le nuove tariffe dell’equo compenso pubblicate il 7 luglio in Gazzetta Ufficiale e che entreranno in vigore tra dieci giorni. Un compenso dovuto al possedimento di hard disk, chiavi usb, smartphone e pc che possono immagazzinare dati: dai film ai file musicali. I soldi andranno alla Siae, l’Associazione Italiana Autori ed Editori, ma non ai singoli artisti.
Bruno Ruffilli su La Stampa spiega:
“Ma l’aspetto più grottesco del Decreto Legge del ministro Franceschini, non è che quest’obolo andrà – tra gli altri – a Renato Zero, a Emma Marrone o alla vedova di Lucio Battisti, quanto che per registrare un programma tv serve una chiavetta usb o un hard disk esterno da collegare al televisore (se, come spesso accade non è incluso), e anche su questo è dovuto l’equo compenso. Insomma, si paga due volte, e si paga comunque: sia che si registri davvero qualcosa, sia che si compri la tv o l’hard disk per farne altri usi (ad esempio vedere la partita con la prima o conservare le foto delle vacanze sul secondo). E, naturalmente, non si sta pagando per vedere la tv, perché per quello c’è il canone o l’abbonamento”.
Nonostante possa sembrare una tassa, la Siae sottolinea che non lo è:
“è dovuto per la copia privata, ossia per poter trasferire da un supporto all’altro un contenuto protetto da copyright. La norma si riferisce a materiale su cui grava già la parte dovuta alla Siae, nel senso che se si acquista legalmente un brano su iTunes, ad esempio, all’autore vanno già i proventi che gli spettano per il suo lavoro intellettuale, proprio come quando si compra un disco. Ma il brano va archiviato da qualche parte, e per questa archiviazione autori ed editori chiedono un compenso (“equo”): è come se, una volta acquistato il disco, alla Siae dovesse andare una cifra ogni volta che si compra uno scaffale per i dischi. E anche se poi, al posto di dischi, lo scaffale fosse invece pieno di piante. Si paga, insomma, per la sola possibilità che lo smartphone, il tablet, l’hard disk, la chiavetta Usb possano contenere materiale protetto da copyright”.
Secondo Confindustria Digitale i nuovi “compensi” porteranno un gettito di 157 milioni di euro nel 2014, con le tariffe così suddivise:
“per smartphone e i tablet si parte da 3 euro per quelli con memoria da 8 GB e si arriva fino a 5,20 euro per quelli con oltre 32 GB (prima era 0,90 euro per smartphone e nulla per i tablet). I telefonini non smartphone, ai quali fino a oggi è stata applicata una tariffa fissa di 0,90 euro dovranno invece pagare di meno: 0,50 euro. Per le chiavette Usb fino a 256 MB non si paga niente, mentre si pagano 0,10 euro per quelle tra 256 MB e 1 GB e per quelle più capienti si può arrivare fino a un massimo di 9 euro. Il compenso per il computer è di 5,20 euro, mentre quello per gli hard disk esterni è di 0,01 euro per Gb, ma il massimo applicabile per ciascuna unità di questa categoria è di 20 euro: su un hard disk da 2 TB corrispondono a circa un terzo del prezzo medio al netto dell’Iva. Per gli hard disk multimediali si arriva a 32,20 euro, su un prezzo medio di 100-120 euro”.
Tariffe che variano dagli altri paesi, da chi paga ben di più a chi invece non ha istituito il compenso:
“Ad esempio con la Francia e Germania, dove per uno smartphone da 16Gb si versano rispettivamente 8euro(Francia) e 36 euro (Germania) e per un tablet, sempre da 16 Gb, 8,40 euro (Francia) e 15,18 euro (Germania). I dati sono però incompleti, perché non tengono conto degli altri Paesi dove il compenso è inferiore o non esiste affatto”.
A pagare gli aumenti dovrebbero essere i produttori:
“E infatti qui interviene l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, che indirizzando al Parlamento e al Governo la sua annuale segnalazione per la Legge per il mercato e la concorrenza, riserva un paragrafo alla “copia privata”. Dove chiede di rivedere la legge sul diritto d’autore, per fare in modo che “l’ammontare dell’equo compenso sia specificato nel prezzo corrisposto dai consumatori per acquisti di apparecchi di registrazione e di supporti vergini”.”
Ma con il web gli acquisti si fanno online e un utente può scegliere di acquistare hard disk e chiavette da siti stranieri, come Amazon o eBay, da Paesi dove il compenso non è previsto:
“E c’è un risvolto ironico, perché la differenza nel prezzo finale potrebbe perfino giocare a favore di quelle multinazionali che vorrebbe colpire, e mettere invece i rivenditori italiani – che l’equo compenso devono versarlo – in una posizione di svantaggio”.
