ROMA – L’aspettativa su un prossimo rialzo dei tassi negli Usa (in crescita dopo gli ottimi dati del mercato immobiliare pubblicati martedì) ha messo in fibrillazione il dollaro che si è rivalutato sulle principali divise. L’euro è sceso sotto 1,33 dollari (1,328 con punte fino a 1,326) sui minimi da settembre 2013.
Il movimento valutario, scrive Vito Lops sul Sole 24 ore, risente anche della crescita dello spread tra Usa e Germania, che ieri ha sfiorato i 150 punti dopo che il Bund decennale è scivolato sotto l’1% (0,98%) e il rispettivo titolo Usa è stato scambiato al 2,44%. «Diciamo che 146 punti base sul differenziale di tasso euro/dollaro incoraggiano ovviamente lo spostamento di asset verso il biglietto verde. Poi negli Usa è in corso una ripresa, l’Eurozona invece rischia la deflazione» spiega un analista.
A spingere in basso l’euro hanno contribuito anche i prezzi alla produzione in Germania, scesi più delle attese in luglio (-0,1% mensile e -0,8% tendenziale). Infine gli operatori fanno notare come la discesa dell’euro sul dollaro sia soprattutto il frutto dei movimenti del cambio tra dollaro e yen. Ieri la moneta giapponese, anche sulla scia dell’inatteso aumento del deficit commerciale (a luglio il Paese ha registrato il 25esimo deficit commerciale consecutivo), è scesa a 103 sul biglietto verde. «Se lo yen scende sul dollaro c’è un immediato impatto, anche se più contenuto, sull’euro che si indebolisce sul biglietto verde», commenta un cambista.