Giustizia, Il Fatto: “Una paginetta spot per poi discutere con Silvio”

Renzi (LaPresse)

ROMA – Una grande consultazione popolare online. Un metodo, uno stile”. La riforma della giustizia non c’è, si riduce a 12 “linee guida”, una paginetta stringata, che viene rimandata sullo schermo di Palazzo Chigi, ma Matteo Renzi si carica da solo via via che la annuncia e la racconta.

Stavolta, il premier buca pure i tg delle 20, e arriva in conferenza stampa poco dopo le 20 e 30. Espressione compunta sui migranti: (“La giornata di oggi è stata segnata dal nostro dolore”), poi parte la più classica “super cazzola” sulla nomina di Joseph Weiler, presidente onorario dell’università di Fiesole, a cui il governo decide di concedere la cittadinanza italiana. Degli alti meriti previsti, evidentemente, il primo è lavorare alle porte di Firenze. Armi di distrazioni di massa.

Scrive Wanda Marra sul Fatto:

Tutti si aspettano di capire com’è finito il dibattito sulla giustizia, il premier divaga. Accanto a lui il Guardasigilli, Andrea Orlando, ha una faccia bianca come un lenzuolo. Dall’altra parte, Angelino Alfano, sorride solo se interpellato. Ma lui, Matteo, non si scompone. La giustizia, dunque? Da oggi al 31 agosto si apre “una grande discussione”: “filosofica, concettuale, astratta, concreta”. Chi più ne ha più ne metta. La mail c’è già, è quella della riforma della Pa: rivoluzione@go  verno.it  . Intanto il premier accumula parole. Descrive un Csm in cui si distingue tra “chi giudica e chi nomina”, favoleggia di una giustizia civile che “dimezza l’arretrato”, assicura che sulle intercettazioni una proposta non c’è. Tutto questo perché possa partire la “più grande operazione partecipata della storia” . Più i minuti passano, più Orlando, silente, riprende vigore: meno ci mette la faccia meglio è. D’altra parte, lui ci aveva creduto che ieri la riforma sarebbe partita. E anche se è un bravo incassatore, a un certo punto sbotta. “Sarà la rivoluzione dell’Orlando pacifico, non dell’Orlando furioso. L’Orlando doroteo”, scherza Renzi. Che lo tira in ballo continuamente, a proposito delle correnti del Pd e immaginandolo intercettato. “Fai un altro esempio”, dice lui a mezza bocca.

Il Guarsasigilli in un Cdm iniziato con due ore e mezza di ritardo, causa riunioni precedenti su immigrazione e nomina del sostituto di Tajani non proprio indolori, le linee guida le ha illustrate. Ritagliandosi di fronte a un Renzi più estremista il ruolo di pontiere con i magistrati. Resistenze le loro che frenano. Ma ormai di riforma vera e propria se ne parla forse prima di Natale. Il premier fa il pifferaio magico, i giochi sono ben altri. “Non ci sono le condizioni ora per fare un pacchetto completo”, spiega un renziano ben informato. Perché, “anche Berlusconi vuole avere voce in capitolo. E non tanto sui singoli temi, quanto sulla scrittura delle regole”. Falso in bilancio, ma non solo, insomma. Senato e giustizia vanno alla “stessa velocità”: “Berlusconi non fa passare le riforme costituzionali se non ha qualche garanzia sulla giustizia. E Matteo non affronta la questione, se non incassa il Senato”. Per capire l’intreccio, basta scorrere all’indietro il film della giornata.

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FIlippo Limoncelli