Guglielmo Epifani, designato a segretario del Pd per la transizione fino alla assemblea del Partito Democratico in autunno, “procede con i piedi di piombo”, scrive Giovanna Casadio su Repubblica:
“Segretario del Pd? Calma, calma aspettiamo l’Assemblea che non si sa mai…”, dice Guglielmo Epifani.
Lo hanno definito “l’Harrison Ford del sindacato”, per via di una certa somiglianza con l’attore americano che ha dato un volto a Indiana Jones.
Nelle intenzioni, Guglielmo Epifani dovrebbe solo traghettare il partito al congresso d’autunno e, teoricamente, non ricandidarsi. Come ricorda e sottolinea Roberto Mania che su Repubblica ne traccia un acuto ritratto politico, Guglielmo Epifani è un po’ un caso anomalo: è infatti il
“primo socialista a guidare gli ex Pci”.
Come tutti sanno, se tra gli ex democristiani e verdi da una parte e gli ex comunisti dall’altra non è mai corso buon sangue, tra comunisti e socialisti è corso invece il sangue con la morte del Partito Socialista e l’esilio del suo ultra anticomunista segretario Bettino Craxi.
“il suo obiettivo potrebbe anche non cambiare. Lo si vedrà nelle prossime settimane. Perché Epifani è uomo determinato, capace di compiere tutti i passi giusti al momento giusto. Ma anche di stare fermo. Grande calcolatore, attento a non sbagliare. Riflessivo. Poco coraggioso, secondo i suoi detrattori. E il ruolo del traghettatore non è detto che gli piaccia. O che lo accontenti”.
“È il primo socialista a prendere la guida del partito nato dalla fusione a freddo tra gli ex comunisti e gli ex popolari. Dopo essere stato il primo socialista arrivato alla segretaria generale della Cgil. «L’unico socialista ad essere diventato comunista», dicono con cattiveria i suoi ex compagni del Psi passati a destra con il Popolo delle libertà. Certo è anche il primo ex sindacalista ad essere eletto segretario del partito degli eredi del Pci.“Ha controllato la Cgil ereditata da Sergio Cofferati con grande maestria sapendo che il suo pedigree partitico sarebbe stato vissuto nella confederazione con tanti pregiudizi. Così, nel 2003, strappò a sinistra schierando il sindacato rosso a favore del sì al referendum sull’articolo 18 mentre Cofferati, il “semplice” iscritto alla Cgil che l’anno prima però aveva condotto lo scontro contro il governo Berlusconi fino all’oceanica manifestazione alCirco Massimo, decise di astenersi.“Epifani, moderato, riformista, mediatore a oltranza, ha convissuto con la Fiom movimentista, non ha mai rotto davvero con la radicalità dei metalmeccanici di Gianni Rinaldini e poi di Maurizio Landini. Così riuscì a non firmare il patto sul welfare con il governo Prodi ma a siglarlo “per presa d’atto”.“Epifani eredita un partito frantumato. Destino dei sindacalisti in politica? È Epifani che ha voluto (fortissimamente voluto) che fosse Susanna Camusso a succedergli [come segretario generale della Cgil]. Tra loro c’è un rapporto strettissimo tanto che in una delle ultime riunioni del Direttivo c’è chi ha rimproverato alla Camusso una linea eccessivamente filo-Pd «forse per favorire la carriera di qualche ex segretario ». Preveggenze sindacali.“Ora proprio la Cgil rischia di ritrovarsi schiacciata tra le due linee del Pd impersonificate da due suoi ex segretari: da una parte Guglielmo Epifani segretario traghettatore, dall’altra Sergio Cofferati (che all’assemblea di oggi non è stato nemmeno invitato) in netto dissenso con quella che appare una scelta di continuità”.
Interessante anche la ricostruzione fatta da nella ricostruzione dei retroscena che hanno portato alla indicazione fatta da Giovanna Casadio. Appena diffusa la notizia, arrivano a Guglielmo Epifani messaggi di congratulazioni un po’ da tutte le parti: da Matteo Orfini, a Rosi Rosy Bindi. Massimo D’Alema gli aveva inviato fin da prima questo sms:
“Qualsiasi cosa decidi, avrai il mio sostegno”
che, nell’identico testo Massimo D’Alema aveva mandato anche a Piero Fassino,
“per smentire i sospetti che fosse lui, Massimo D’Alema, a mettere i bastoni tra le ruote”.
Anche se sabato mattina
“l’Assemblea dei mille delegati dovrebbe eleggere Epifani, a scrutinio segreto, quasi all’unanimità”
dopo che i capi bastone avevano trovato l’accordo
“lacerandosi in un gioco di veti incrociati”
la prudenza, in politica come nella vita, è consigliabile, perché, informa Givanna Casadio
“si parla di uno o più sfidanti, e circola fino a sera la candidatura di Renato Soru, ex “governatore” della Sardegna, e le voci su un documento di dissidenti”.
C’è già, ricorda Giovanna Casadio, il precedente di 15 giorni prima, quando Epifani, nella riunione dei parlamentari democratici ricevette una standing ovation, per poi essere brutalmente “stangato”. Sembrava non se ne facesse più niente, mentre crescevano
“le candidature di Gianni Cuperlo (impallinato perché troppo dalemiano), di Anna Finocchiaro (vedi la spesa con la scorta), di Piero Fassino (che fu, anche se solo per un breve periodo, il migliore segretario di tutti), di Vannino Chiti, di Claudio Martini. Matteo Renzi avrebbe preferito Roberto Speranza, benché bersaniano, in nome del ricambio generazionale”.
Alla fine, però, si è tornati alla idea di Guglielmo Epifani:
“meglio «un traghettatore». «Una persona d’esperienza», che sapesse «tirare fuori il partito dalle secche fino al congresso, dove si giocherà la vera partita», commenta Ivan Scalfarotto, uno dei “saggi” (con Zanda, Speranza, Sereni, Amendola e Sassoli) che hanno cercato nelle ultime 48 ore di rimettere assieme i cocci e evitare un’Assemblea-caos”.