ROMA – Reati fino a 5 anni non più punibili con il carcere, i domiciliari o i servizi sociali. Si può. Il Fatto Quotidiano, in un articolo a firma Beatrice Borromeo, dà conto di una legge delega approvata dalla Camera lo scorso aprile. Uno sconto di pena ben nascosto:
LA LEGGE delega è la numero 67 dello scorso 28 aprile ed è già stata approvata dalla Camera. A leggere bene, nascosto tra i classici sconti di pena, c’è il dono più apprezzato, che farà felice chi, per dirne una, ama creare discariche abusive. Secondo il testo, sarà infatti da “escludere la punibilità di condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria” e anche, notate bene, quelle che prevedono “pene detentive non superiori nel massimo a cinque anni”.
I reati punibili con pene fino a 5 anni non sono pochi, e soprattutto non sono leggeri:
Solo che cinque anni non sono pochi. Questa novità, come ricostruisce l’avvocato penalista Federico Penco, riguarda infatti la maggioranza dei reati ambientali e informatici, buona parte dei reati societari e alcuni reati tributari (ma anche, per dire, chi istiga alla pedofilia).
Il processo potrebbe dunque saltare in toto: ci si fermerà un passo prima, per valutare la sussistenza di due soli fattori, cioè la “particolare tenuità dell’offesa” e la “non abitualità del comportamento”. Poi starà al giudice decidere se procedere o, nella logica di svuotare le carceri (e le case-domiciliari, e le strutture alla Cesano Boscone dove si sconta l’affidamento in prova), fare finta che non sia successo nulla.
Certo, alcuni vincoli reggono. Nel caso dei delitti contro l’ambiente, per esempio, il tizio che vuole farla franca deve volontariamente “rimuovere il pericolo ovvero eliminare il danno da lui stesso provocato, prima che sia esercitata l’azione penale”. Ma, se proprio non vuole, e dunque non può appellarsi alla particolare “tenuità” del reato, non si disperi. Perché la modifica principale contenuta nella legge delega è ancor più generosa: “Per i delitti per i quali è prevista la pena della reclusione tra i tre e i cinque anni – recita l’articolo – il giudice può applicare la reclusione domiciliare”. Se finora a evitare la galera erano di fatto i condannati fino a tre anni, e poi fino a quattro con le ultime “svuotacarceri”, l’asticella si alza ancora più, fino a cinque, nel nome di un’emergenza-celle ormai perenne (anche se molti penitenziari, nuovi o vecchi come l’Asinara, continuano a restare inutilizzati ).
