
ROMA – “A Milano – scrive Filippo Facci su Libero – perlomeno in centro, sono i fighetti e i benestanti a usare la bicicletta,ย sono loro che scassano lโanima a tutti perchรฉ hanno scoperto che Milano non รจ Amsterdam e che – posso dirlo? – nessuno li sopporta piรน”.
L’articolo completo:
Vivono in zone centrali o semicentrali, spesso non hanno colore politico (sono cari a Pisapia e lo erano alla Moratti) e possono permettersi di pedalare senza abbruttirsi sugli orridi mezzi pubblici che premono dalla periferia, maledicendo noi pendolari, noi motorizzati, noi normali. Sono lรฌ, spesso ostentano il loro status da superiori/inferiori e si sentono in diritto di ogni cosa, ondeggiano pericolosamente e caracollano in mezzo alla strada come a dire che lโerrore sono gli altri, lโerrore siamo noi: noi che ci limitiamo a correre e a brigare come Milano fa da unโottantina dโanni, in una cittร che รจ una cittร , anzi, una metropoli anche piuttosto disciplinata.
Ieri รจ uscita unโarticolessa dellโappassionata ciclista Maria Laura Rodotร (del Corriere, quello che per spostarsi in periferia pretende un ponte aereo) e abbiamo riletto la solita solfa su ยซlโinefficienza dei mezzi pubblici, lโassenza di parcheggi, il costo della benzina e le multeยป.
Se non fosse che a Milano i mezzi pubblici sono tra i migliori dโItalia, i parcheggi ci sono, ma occorre pagarli, la benzina รจ un falso problema (compratevi unโelettrica o unโibrida, voi ecologisti chic) e le multe sono un salasso, รจ vero: ecco perchรฉ sarebbe ora di estenderle ai ciclisti impuniti.
Come quelli che vanno sui marciapiedi – odiati piรน dai pedoni che dagli automobilisti – o che se ne fregano dei semafori, imboccano sensi unici, vanno con le cuffie, stanno al telefono, svoltano senza segnalare, fanno correre il cane, si mettono in due o tre uno accanto allโaltro, vanno senza mani, rallentano il traffico piรน di un Tir: e intanto hanno quellโespressione insofferente genere ยซcazzo volete, sono un ciclistaยป.
I pedalatori del centro storico si credono la soluzione e mai un problema, non capiscono perchรฉ tutti non vivano lรฌ, in centro, e non circoli- no in bici o a piedi; spesso pedalano perchรฉ non hanno mai imparato a usare uno scooter che ยซรจ pericolosoยปanche se lo รจ meno di certe biciclette che caracollano tra pavรฉ e rotaie, tra incroci e precedenze, e mettono ansia solo a guardarle.
Continuano a proporre che i mezzi motorizzati non possano oltrepassare i 30 allโora, cioรจ, ripeto, i 30 allโora: dopodichรฉ, magari, abbatteremo anche i palazzi, distribuiremo retini per farfalle, soprattutto guarderemo il Pil mentre colerร a picco.
Io parlo di Milano, cittร che pure ha il piรน alto utilizzo di bike-sharing dโItalia, cittร dove un sacco di gente usa la bicicletta e fa benissimo a usarla, se crede: ma Milano resta Milano, รจ un cuore pulsante, una sala macchine, non รจ Copenaghen, e neppure Bolzano o Pesaro o Ferrara. A Milano hanno giร fatto tanto, per i ciclisti: piste che ogni giorno sono maledette da migliaia di ordinari non-ciclisti (penso alle piste sui Bastioni, che ingorgano mezza cittร per favorire qualche casalinga che sta correndo a casa a prendere il suv di otto metri da piazzare davanti alla scuola del figlio) e perรฒ no, i ciclisti vogliono di piรน, ti citano Bilbao o Reggio Emilia come se avesse un senso.
Milano รจ una metropoli che non รจ stata concepita per le biciclette, punto, e se fosse concepita per le biciclette non sarebbe Milano. Le facciano nelle periferie, le piste ciclabili, quelle dove i ciclisti non hanno la sella di cuoio nรฉ il cestino di vimini col fiocchetto. Invece no: dobbiamo pure beccarci la predica dalla prima pagina del Corriere, quotidiano che vuole restare in centro e vuole che in centro si possa circolare praticamente solo in bicicletta.
Per tuonare contro la casta: quella dei pendolari che si ammassano nei treni puzzolenti o si accodano per ore sulla tangenziale.
