ROMA – “Renzi si fa lo spot con Meriam. Ora aspettiamo quello coi marò” è il titolo dell’articolo a firma di Mario Giordano su Libero:
Forse Totò che vende la fontana di Trevi è insuperabile. Ma Lapo Pistelli che «libera »Meriam viene subito dopo. Diciamocela tutta: siamo stati davvero bravissimi. A modo nostro dei geni. Proprio come Totò. E abbiamo fatto credere al mondo che la fontana di Trevi si poteva davvero vendere, cioè che Meriam è stata davvero liberata grazie «all’Italia e alla politica »,e che oggi è un«giorno di festa», e che la nostra diplomazia è stata protagonista e che la ragazza cristiana del Sudan, salvata dalla condanna a morte, non vedeva l’ora di venire a Roma a baciare la pantofola al suo salvatore Renzi.
«Missione compiuta», ha addirittura proclamato il viceministro Lapo Pistelli mentre scendeva trionfante dall’aereo stringendo in braccio uno dei figli della giovane. A prima vista poteva sembrare persino un gesto d’affetto. In realtà sconfinava nel sequestro di minore a scopo di propaganda. Diciamo le cose come stanno: Meriam era rifugiata nell’ambasciata americana di Khartoum. Ha passaporto americano. Nelle prossime ore riparte negli Stati Uniti. E andrà a vivere a New York. A liberarla chi è stato secondo voi? Probabilmente fino a oggi per lei l’Italia era una cosa indistinta che stava attorno al Vaticano. Lo stesso Lapo Pistelli ha detto che «mentre noi facevamo le ultime procedure, la giovane non sapeva neppure dove sarebbe andata». Non è geniale?
Meriam era all’ambasciata americana, aspettando di andare a NewYork. Non sapeva nulla. L’hanno caricata su un aereo e si è trovata a Roma con la moglie diRenzi vestita di verde speranza, il premier festante, le telecamere spiegate, i fotografi scatenati, mezzo governo schierato, la Mogherini che cercava di darsi un po’di lustro eun certo Lapo Pistelli che sbaciucchiava insistentemente i suoi bambini. Immaginiamo lo smarrimento della povera donna, che si sarà chiesta: «Ma questi qui da dove spuntano? Chi li ha chiamati? E soprattutto: non potrebbero tener giù le mani dai miei figli?».
Certo, il Papa. Meriam, come tutti i cristiani per altro, voleva incontrare il Papa. E il Papa figuriamoci se si risparmia l’occasione di un incontro così. Il genio italico degno della fontana di Trevi, in fondo, è tutto qui: infilarsi in mezzo a un viaggio intercontinentale e organizzare il photocall, aggrapparsi alle spalle grandi del Vaticano e degli americani e dare vita a una piccola messinscena a uso domestico, con tanto di tweet di Renzi che celebra «la politica che serve». Serve a che? A fare la foto a Ciampino mentre la donna, diretta negli Usa (Stato estero), passa per il Vaticano (altro Stato estero)? Meriam va a New York, partirà nelle prossime ore. Roma è stata per lei poco più di uno scalo tecnico,una indimenticabile tappa intermedia, un tour d’onore in piazza San Pietro. Ma che c’entra allora il nostro governo? Che c’entra la «missione compiuta»? Quale incredibile «missione», di grazia, abbiamo compiuto? Abbiamo pagato il volo, ecco, quello sì: è il prezzo dello spot al Renzi festante e al Lapo sbaciucchiante. Più che un’opera di diplomazia è stata un’opera di trasporto turistico: siamo l’Alpitour della speranza, la Turisanda dei buoni sentimenti. Organizziamo gite alla Santa Sede a prezzi modici: ci basta un bimbo di colore in braccio che fa tanto chic. E lo scatto da pubblicare sututti i giornali (…)