ROMA – L’esercito dei ministeriali ha superato quota 170 mila unità. Eppure il personale, le professionalità e gli appetiti di qualche politico non bastano mai. È questa, forse, la ragione per cui lo Stato continua ad assumere consulenti e collaboratori, tutti rigorosamente stipendiati.
Scrivono Caterina Maniaci, Enrico Paoli, Paolo Emilio Russo su Libero:
Complessivamente – e la parte del leone continuano a farla i Comuni – nel 2011 sono costati alle casse della Repubblica 1,3 miliardi di euro. Matteo Renzi, giocando di sponda col suo ministro Marianna Madia, ha sforbiciato qua e là, dando il buon esempio. Un decreto firmato proprio dalla Madia (che ha un solo consulente, e a titolo gratuito) obbliga tutte le amministrazioni a limitare al «90% delle spese dell’anno precedente » i costi per i consulenti. Palazzo Chigi si è adeguato, ma non tutti i suoi ministri hanno seguito l’esempio: Federica Mogherini, ministro degli Esteri, no. La candidata Lady Pesc, che già può avvalersi di ben 4.103 dipendenti alla Farnesina, ha assunto pure – per 45 mila euro – un architetto per il semestre europeo. Il titolare dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ancora non ha pubblicato l’elenco dei consulenti «in attesa che i contratti vengano registrati dalla Corte dei conti» al contrario del trasparente ministro della Giustizia Andrea Orlando.
Maria Elena Boschi non risulta avere neppure un consigliere, mentre l’uddiccino Gianluca Galletti ha fatto il pieno. Il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina è quello che paga meno il suo staff, quello dell’Economia Pier Carlo Padoan fa segnare il record opposto.