“L’Italia di Renzi? Un Paese che odia i vecchi”. Giampaolo Pansa su Libero

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – “L’Italia di Matteo? Un Paese che odia i vecchi” è il titolo dell’articolo a firma di Giampaolo Pansa sulle pagine di Libero:

Volete una storia sui rapporti tra vecchi e giovani in questo 2014? Eccola, l’ho scovata nel numero di Ferragosto della Stampa, l’unico giornale ad averla pubblicata. Siamo in provincia di Salerno, a Olevano sul Tusciano. La sera di martedì 12 agosto un signore di 81 anni, Vito Manzi, va in piazza Umberto I e si siede su un gradino, per godersi un po’ di fresco. Lo avvicina un giovane sui vent’anni che inveisce contro di lui per avergli soffiato il posto che riteneva suo.

Dopo qualche raffica di insulti, «Stattene a casa, vecchio! », il giovanotto si mette in cerca di un sampietrino, ritorna in piazza e comincia a pestare la testa del signor Manzi. L’aggredito si accascia con il volto coperto di sangue. La prima ad accorgersene è la moglie, Carmela Bufano, che ha assistito al diverbio dal balcone di casa. Scende a precipizio le scale, ma appena arrivata in piazza ha un malore. Morirà per infarto sull’ambulanza del 118 che la sta portando in ospedale. Anche il marito viene trasferito a Salerno.

Non sembra in condizioni disperate, forse perderà un occhio, ma non la vita. Però il suo stato si aggrava e la mattina del 13 agosto il signor Manzi spira. Il ventenne è accusato di omicidio preterintenzionale. Due morti per un gradino in piazza che un giovane voleva per sé e che un anziano aveva occupato. Siamo di fronte a una vicenda al di là di ogni limite. Ma sono proprio le storie estreme arivelarci icambiamenti nascosti nella società, ossia nei rapporti tra le persone. Posso anche sbagliarmi ed essere deviato dalla mia età. Non ho mai avuto timore di nasconderla,neppure sulle copertine dei libri, a differenza di altri autori. Il 1˚ ottobre compirò 79 anni. Dunque sono un anziano, a pieno titolo. Questo mi consente di dire che nell’Italia di oggi i capelli bianchi sono più sconvenienti di quelli neri o biondi.Tutti sostengono che il nostrostia diventandounpaese per vecchi. Eppure i giovani, pure quelli che continuiamo a chiamare ragazzi anche se hanno superato i trent’anni, non sono mai stati sul trono come adesso. La giovinezza è diventata uno status symbol. Se non la possiedi più, sei fottuto.

Non sederti su un gradino di nessuna piazza. Corri il rischiodimorireperunsampietrino in faccia. Il primo responsabile della fastidiosa retorica suigiovani è Matteo Renzi, ilpresidente del Consiglio.Quando è andato al potere, giusto seimesi fa, aveva compiuto da poco 39 anni. Lastessa etàdiBenitoMussolinial tempodellamarciasuRoma. Ma il futuro duce, ancorché circondato da un cerchio magico di trentenni,non voleva farsi passare per un giovanotto. Pur avendo la mania dell’età verde.Non a caso, l’inno preferito del fascismo diceva: «Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza…». Renzi, invece, pur essendo ormai vicino ai quaranta, ama apparireunragazzotto, inquesto aiutato dalla faccia paffuta. Si vesteda ventenne:giacchetta sempre aperta, camicia bianca sbottonata, jeans, scarpe sportive. È la divisa d’ordinanza anche a Palazzo Chigi. Il suo ingresso nel santuario governativo è sempre svagato, quasi andasse a trovare un amico.Dà ilcinquea tuttiquelli che incontra. Come faceva da sindaco di Firenze, per la gioia dellemadri e dei bambini che s’imbattevano in lui.

Anche la scelta dimoltiministri è stata fatta sulla base dell’età e dell’apparenza fisica. Le ministre sono quasi tutte dei pezzi di ragazza. La Maria ElenaBoschi,decisivaper le riformeistituzionali, sièpure fatta fotografare in bikini. Sul davanti amostrare un seno da maggiorata, e sul didietro per provare di non avere neppure un cicicino di cellulite. LaMariannaMadia non sa come muoversi nella giungla della pubblica amministrazione, ma in compenso viene ammirata per una bellezza botticelliana, sia pure un po’ stordita. Anche la Federica Mogherini, ministro degli Esteri, nonostante il Califfato nero, Putin e l’Ucraina, ha un’avvenenza statica e inespressiva, da prof diliceoinfastiditadall’ammirazione degli studentimaschi. La retorica ci fa dimenticare che i giovani sono un problema soprattutto per se stessi e i loro genitori. Vogliamo dire la verità? Esistono anche i bravi figlioli, però molti mostrano anche lati preoccupanti del carattere. Sono egoisti, cattivi, fannulloni, disposti a condurre una vita da parassiti, a carico delle pensioni dei nonni e degli stipendidipapàemamma. Mentre il governoRenzi lancia ogni giorno l’allarme sulla disoccupazione giovanile, in tanti rifiutano di lavorare.

Conoscogiovani chehanno imparato unmestiere: l’idraulico, il falegname, il piastrellista, il fabbro, l’elettricista. I più esperti sono ricercati e costano un occhio della testa. La loro fortuna è di non essersi iscritti a qualche facoltà di Lettere, di Scienze della comunicazione o di Sociologia. Che cosa faranno il giorno che dovranno cimentarsi con la vita durissimadiunpaese inrecessione? E quando avranno prosciugato le pensioni dei nonni e i risparmi dei genitori? Uno diloromiha risposto, la lapidario: «Da grandefaròil rapinatore ». È inutile tentare di spiegargli che il saper fare bene un lavoro, ossia la competenza intelligente emessa in pratica, è decisivapernonessere sopraffatti dalle avversità della vita. Anche in questo, il primo opinion leader del paese, il solito Renzi, li ha messi su una strada sbagliata. Non pochi dei suoi ministri sono al di sotto del compito che il premier gli ha affidato. E immagino che il premier se ne stia rendendo conto.

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FIlippo Limoncelli