Il Corriere della Sera: “Lo spread dà fiducia all’Italia. Sotto 300, poi risale”.
Spread sotto 300, Monti brinda. La Repubblica: “Bersani: Renzi nello squadrone. Il sindaco: pronto solo se c’è la svolta”. Non basta vincere, cambiare è un obbligo. Editoriale di Ezio Mauro:
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“Come se promettesse: la sinistra c’è ancora, è diversa dalla destra che abbiamo conosciuto e ha qualcosa da dire per governare la crisi.
Vincendo una sfida vera, senza rete di protezione, il segretario diventa leader. Ma sbaglia se pensa di aver sconfitto la voglia di cambiare, confinandola al 40 per cento. Quella domanda deborda, contagia, attende risposte. Se mai – e su questo è Renzi che deve riflettere – le primarie dicono che il tema del cambiamento è più ampio della pura questione generazionale e che il concetto di sinistra non si riduce al solo cambiamento.
Ma guai se Bersani si farà riagguantare dagli “elefanti” del partito, se si farà rinchiudere nel recinto del suo gruppo di vertice, interessato al dividendo della vittoria. Ormai è chiaro che quel partito è forte solo se è contendibile, scalabile, aperto, nuovo davvero. E qui Renzi, apriscatole del sistema, può essere più utile del “renzismo”: con un’alleanza per rinnovare metodi e politica e per battere la destra, visto che l’avversario – finite le primarie – torna a star fuori e non dentro il partito”.
Da Angelino dimezzato a ’Gnazio isolato così Berlusconi ora distrugge la destra. Scrive Pietrangelo Buttafuoco:
“Dal seno suo è fuggita una frase rivelatrice: “Se solo ci fossero Sandra e Raimondo, metterei loro…”. Fece di tante zucche altrettanti deputati. Con tutti i destrutti in carrellata, eccoli. ALFANO, ANGELINO. Leader del Pdl finché dura. Nei giorni scorsi, in tema di improbabili primarie del partito, Cesare Previti ha espresso un giudizio assai lusinghiero su di lui. Ha detto: “E’ proprio tenero, è uno che se gli mozzi un orecchio ti porge subito l’altro”. Ma adesso Angelino non ha più orecchie da offrire. L’ultima gliel’ha masticata al telefono la Santanchè (vedi Dani), quando la Digos si portava via Alessandro Sallusti. BIBLIOFILO. Nell’era berlusconiana è sinonimo di falso. Marcello dell’Utri, dopo il falso Pasolini e il falso Mussolini, ha trovato a Palermo ha trovato una copia di se stesso, un avatar, che aspetta la sentenza mentre lui villeggia a Santo Domingo, con le cinquecentine originali di Filippo Rapisarda (che non è vero che è morto), di Vittorio Mangano (che non è vero che è morto), e di Matteo Messina Denaro (che non è vero che è vivo). Possiede anche un incunabolo di rara fattura e assai prezioso. E’ Massimo Ciancimino (ma lo ha dato in prestito alla biblioteca del tribunale di Palermo)”.
Le primarie di Grillo nel segreto dei computer. Articolo di Annalisa Cuzzocrea:
“Qui non ci sono volontari a portare thermos di caffè caldo per tutti. Non ci sono gazebo, non ci sono file, o chiacchiere prima del voto. Ci sono un attivista del MoVimento 5 stelle e il suo computer. Un’email, una password, la possibilità di scegliere il proprio candidato per le elezioni politiche del 2013 leggendo un curriculum e guardando un video. Poi c’è lo “staff”, fatto di persone senza nome e senza volto, che – da qualche parte, probabilmente alla Casaleggio Associati mettono insieme quei voti, li contano, e stilano le liste dei candidati al Parlamento. Nessun “osservatore di seggio”, nessuno sguardo esterno a quello del guru e la sua cerchia.
Sono le “parlamentarie”, le “non primarie” del movimento guidato da Beppe Grillo, che di quelle del centrosinistra ha scritto tutto il male possibile («l’ennesimo giorno dei morti della Seconda Repubblica») e che le sue le ha volute diverse: le votazioni sono cominciate ieri tra mille problemi informatici. Vanno avanti fino a giovedì: la regola era dalle 10 alle 17, ma l’orario è stato esteso oggi fino alle 21, giovedì fino alle 20. Possono votare gli iscritti entro il 30 settembre 2012. Davanti a sé, quando entrano nella pagina, trovano una quarantina di nomi (i candidati sono 1.400, divisi per circoscrizioni regionali) tra cui esprimere tre preferenze”.
Berlusconi vuole sfidare Bersani. La Stampa: “Il Cavaliere blocca la legge elettorale. Il leader Pd: anche Renzi nello squadrone”.
Una sintesi per i due popoli delle primarie. Editoriale di Elisabetta Gualmini:
“Pierluigi Bersani ha vinto le primarie del centro-sinistra. Ha avuto ragione a ritenere al di là di qualsiasi norma statutaria – che sottomettersi al vaglio dei cittadini e a un bagno di partecipazione popolare, negli anni bui che la politica sta attraversando, gli avrebbe portato più vantaggi che rischi. Spetta a lui ora traghettare il centro-sinistra verso la prova del governo, con i tempi corti e micidiali di un paese in perenne stato di emergenza”.
I lavori del tunnel al via nel 2014 con 150 assunzioni. Articolo di Maurizio Tropeano:
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“La partita per ottenere il 40 per cento dei contributi comunitari sulla tratta internazionale che vale 8,2 miliardi e aperta e per agevolare la scelta Roma e Parigi sono pronte a garantire a Bruxelles un posto nei vertici della nuova società che realizzerà l’opera. Resta ancora da definire se il rappresentante Ue avrà o meno potere di voto ma avrà tutti gli strumenti per controllare l’utilizzo dei fondi. Il via libera di Monti e Hollande permetterà alla prossima riunione della commissione intergovernativa (Cig) – a Parigi il 14 dicembre di dare il via libera all’iter per la gara per i lavori di scavo di una galleria di collegamento tra le discenderie di Saint Martin La Porte e La Praz. Un tunnel di 9 chilometri che vale 400 milioni e che, come spiega il presidente italiano della Cig, Mario Virano «sarà parte integrante della galleria di base lunga 57 chilometri». La Commissione affiderà la preparazione del bando ad Ltf, la società mista di p r o ge t t a z i o n e che conta di ultimare il bando entro l’autunno del 2013 e di poter partire con i lavori, in assenza di impedimenti burocratici e di ricorsi, nei primi mesi del 2014. Poi c’è il nuovo promotore che farà direttamente capo ai sue stati e non più alle società ferroviarie. Come detto anche un rappresentante dell’Ue entrerà nel Cda e ci saranno,anche senza diritto di voto e come uditori, i rappresentanti delle regioni Piemonte e Rhone Alpes. La sede legale sarà in Francia (a Chambery) mentre quella operativa sarà a Torino con circa 150 posti di lavoro. Ltf2 nascerà in primavera e questo permetterà di sbloccare l’iter per avviare i lavori anche nella piana di Susa dove nascerà la stazione internazionale. Quel cantiere servirà anche per collegarsi con la linea storica e permettere lo smaltimento del materiale di scavo attraverso la ferrovia. I tempi sono leggermente più lunghi e l’avvio dei cantieri è previsto a cavallo tra il 2014 e il 2015”.
Lo spread scende sotto quota 300. Il Sole 24 Ore: “Toccata quota 292, la chiusura a 303 – Mercati positivi dopo l’intesa su Atene – La Merkel apre al condono del debito greco, poi frena”.
Troppo rigore uccide il malato. Editoriale di Adriana Cerretelli:
“Spread in discesa, euro in rimonta sul dollaro. Sui mercati globali sembra tornato l’ottimismo sul futuro del l’eurozona dopo il complesso e sospiratissimo accordo della settimana scorsa sul debito greco e il via libera del Bundestag, dopo l’intesa, non meno sospirata, per sbloccare gli aiuti europei alle disastrate banche spagnole e dopo l’avvio dei negoziati per mettere una pezza anche all’emergenza Cipro. In margine all’ennesima riunione dei ministri finanziari, ieri a Bruxelles si respirava un’aria un po’ più rilassata, la voglia di sperare finalmente nel principio della fine di una tormenta che da tre anni non dà tregua. Distensione legittima e perciò destinata a durare nel tempo oppure solo una breve pausa felice nell’impervia dinamica di una crisi che non passa, perché non sono risolte le cause che l’hanno generata? I segnali positivi ci sono ma il fuoco continua a covare sotto le ceneri. In breve, il riposo del guerriero deve attendere. E nessuno in Europa può illudersi di potersi sedere sugli allori”.
“L’onda che si propaga da Taranto ha la forza di investire tutta la manifattura italiana. Nel passaggio più delicato della vicenda Ilva, gli esiti della soluzione concepita dal governo (l’effettiva attuazione del decreto o il suo progressivo svuotamento) andranno a incidere sulla fisiologia profonda del nostro tessuto produttivo. In queste settimane si è ricordato che le dieci milioni di tonnellate di acciaio realizzate a Taranto valgono all’incirca il 40% della produzione totale italiana (formata sia dai prodotti lunghi, sia dai prodotti piani). Una porzione in sé e per sé rilevante, la cui importanza relativa, negli equilibri della nostra industria, è però ancora maggiore se si considerano soltanto i prodotti piani”.
“Abbiamo tutti apprezzato lo stile con cui Matteo Renzi ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con il vincitore Bersani, la professione di lealtà, il messaggio ai ‘ suoi ’ militanti di stampo giovanneo-kennediano (“andate a casa e siate orgogliosi”). Meno comprensibile è la ritirata improvvisa, il mesto rientro a casa, anche se “tornare a fare il sindaco di Firenze 24 ore su 24” è impegno gravoso e di grande visibilità politica. Ma allora, viene da chiedersi, tutto questo ambaradam a cosa è servito, se dopo aver annunciato per mesi, su e giù per la Penisola, “cambieremo l’Italia”, Renzi non riesce neppure a cambiare la sua immagine di “ragazzetto ambizioso” (di cui ora si pente) sforzandosi di guardare oltre il suo orizzonte personale? Superata la comprensibile amarezza, lo sfidante dovrebbe considerare quel milione tondo di persone che gli hanno dato fiducia. Per cosa dunque? Per sentirsi liquidare con un “grazie, è stato bello” o farsi ripetere, in puro politichese, che adesso lui “darà una mano” o farà la “risorsa” del centrosinistra? Ingaggiare una vera battaglia politica d’opposizione dentro il Pd non significa accontentarsi del premio di consolazione o ritagliarsi una “correntina””.
“L’altro giorno alcuni buontemponi del Pdl han tentato di infilare nella legge di Stabilità un emendamento per il quarto grado di giudizio nei processi. Respinti con perdite e risate. Non avevano calcolato che il quarto grado di giudizio, almeno per lorsignori, esiste già: si chiama Quirinale. L’altroieri, all’indomani della decisione del Tribunale di sorveglianza sugli arresti domiciliari a Sallusti, l’incontinente portavoce del Colle, Pasquale Cascella, ha twittato che, nientemeno, “il Presidente sta esaminando ogni aspetto della vicenda e considera tutte le ipotesi del caso”. Quali siano le “ipotesi del caso” di competenza del capo dello Stato non è dato sapere, visto che la Costituzione non gli conferisce alcun potere di sindacare le sentenze definitive. Come presidente del Csm, egli è chiamato a votare sui procedimenti disciplinari contro questo o quel magistrato: ma per infrazioni deontologiche, non per il merito delle loro sentenze. Come presidente della Repubblica, poi, può concedere la grazia a un condannato”.
“Lo spread sui nostri titoli è sceso al di sotto dei 300 punti. Nel novembre 2011 era arrivato addirittura a 574 punti. Ora è quasi dimezzato. La ragione è che, sui mercati, si sta riconoscendo che era errata la tesi che era stata adottata da colossi finanziari come l’americana Citibank e le inglesi Rbs ( Royal Bank of Scotland) e Barclays di un crollo imminente dell’euro, dovuto all’uscita della Grecia entro il 2012 e della Spagna l’anno prossimo, che avrebbe trascinato con sé il Portogallo e sarebbe poi stata seguita dall’Italia. A sostenerlo erano due fra i più autorevoli economisti mondiali specializzati nei mercati finanziari, ossia Nouriel Roubini e William Buiter. Ora il Wall Street Journal , in un ampio e argomentato articolo, spiega che tale tesi, che aveva il sostegno teorico di molti economisti keynesiani, è errata. E constata che Citibank mette il crollo della Grecia nel 2014 con probabilità del 60% per evitare di ammettere che aveva preso una cantonata. Aggiunge che la Spagna, contro le aspettative, ha ora un attivo nel commercio estero, pur dovendo operare con il cambio intorno a 1,30 dollari per euro, avendo realizzato una «svalutazione interna» dei costi, soprattutto per il lavoro”.