Dopo due giorni di ricerche, la scomparsa del volo MH370 Kuala Lumpur-Pechino con 239 persone a bordo rimane un mistero. Nonostante alcun detriti trovati in mare potenzialmente riconducibili al Boeing 777-200 sparito dopo due ore di volo, non ci sono elementi certi per determinare la dinamica dell’incidente. Ma il fatto che quattro passeggeri si siano imbarcati con documenti falsi, e la probabile inversione di rotta dell’aereo giusto un attimo prima di sparire dai radar, fanno temere per un possibile attentato terroristico: la Malaysia ha aperto un’ inchiesta in collaborazione con l’Fbi e l’ipotesi che l’aereo si sia «disintegrato in volo» è quella privilegiata dagli inquirenti. La compagnia aerea ha ammesso ormai di «temere il peggio».
Identità sospette
Oltre ai casi dell’italiano Luigi Maraldi e dell’austriaco Christian Kozel, entrambi nella lista dei passeggeri ma solo perché i loro passaporti erano stati rubati in Thailandia negli ultimi due anni, ieri la Malaysia ha fatto sapere di stare indagando su altre due persone sospette. Una di esse – secondo i media cinesi – si è registrata con il numero di passaporto di un cinese che mai l’aveva smarrito. «Maraldi» e «Kozel» avevano comprato il biglietto dalla Thailandia il 6 marzo, in un acquisto combinato in un’agenzia, prenotando per proseguire fino ad Amsterdam e poi dividersi tra Copenhagen e Francoforte.

Il Giornale: “Le mosse di Forza Italia”. Basta trucchi sul fisco. L’editoriale di Nicola Porro:

Un ristorante McDo­nald’s in Italia im­piega trenta dipen­denti. Un suo simi­le in Spagna quaranta. Il costo delle materie prime (spesso ita­liane in tutta Europa) è equiva­lente: ciò che cambia è il costo del lavoro. Il padroncino del Mac a Madrid può permettersi dieci dipendenti in più del suo omologo a Milano, a parità di fatturato e profitti. Questo è il cuneo fiscale, di cui si parla da anni. I nostri dipendenti costa­no tanto e incassano poco. Le nostre imprese debbono dun­quearrangiarsi: assumereme­no ( o, quando possono, in gri­gio o in nero) e fornire servizi un po’ meno sofisticati.È il pa­radosso Big Mac. Il panino co­sta uguale ma per servirlo da noi siamo costretti ad assume­re meno personale. Da un pun­to di vista generale la tassazio­ne sul lavoro è dunque micidia­le. Come spesso avviene, ci si batte su fronti contrapposti: meno tasse sulle imprese con­tro meno tasse in busta paga. Nel passato era: meno tasse sulle case o meno tasse sul red­dito. Le coppie possono essere infinite. E le scuole economi­che si dividono in mille specia­listi convinti di avere la ragio­ne assoluta. Confindustria, comprensibilmente, vuole meno tasse sulle aziende (Irap ad esempio) per ridurre il para­dosso Big Mac. I sindacati, comprensibilmente, meno tasse sui redditi (preferibil­mente bassi) per rilanciare la domanda, che in effetti è croll­a­ta di un centinaio di miliardi di euro in due anni. Il premier Renzi sembra preferire questa seconda strada. Ci permettia­mo di dare solo due consigli di buon senso.