
TORINO – Guai giudiziari per Seat, la società ex monopolista degli elenchi telefonici e ai tempi della bolla internet protagonista di un boom di borsa finito in polvere. Ora, per gli sviluppi successivi a quegli anni, della Seat si sta occupando la Procura della Repubblica di Torino.
Ottavia Giustetti rivela su Repubblica:
“Pagine Gialle spolpate indagine a Torino sul private equity”.
Spiega Ottavia Giustetti:
“È sulla maxi operazione di leverage buyout conclusa nel 2003 con i fondi di private equity che si concentra l’inchiesta dei magistrati torinesi che indagano sul dissesto finanziario di Seat Pagine Gialle, o di quel che rimane, dopo che l’assemblea dei soci ha approvato le misure necessarie per accedere al concordato preventivo e mentre prende forma l’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi manager. “È da far risalire a quella spericolata operazione di finanza strutturata l’origine del debito monstre che ha schiacciato la storica azienda torinese, per decenni monopolista delle informazioni commerciali del Paese, la macchina da utili che il suo proprietario, lo Stato, fino alla privatizzazione del 1997. Una società in salute fino alla fine degli anni Novanta finita nelle mani della finanza aggressiva che ha polverizzato i risparmi di migliaia di piccoli azionisti. I pubblici ministeri Vittorio Nessi e Valerio Longi hanno ricevuto la relazione del consulente Enrico Stasi e insieme ai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Torino stanno studiando i passaggi dell’operazione. Il fascicolo è senza indagati ma l’indagine, partita a dieci anni di distanza da quei fatti, potrà andare in una sola direzione: capire se gli amministratori abbiano violato la legge penale. Una acquisizione con indebitamento da parte di Silver Spa, una cordata di fondi di private equity (Permira, Cvc, Investitori associati e Bc partners), che attraverso una catena di controllate lussemburghesi ha incorporato Seat Pagine Gialle spa prendendone poi il nome.
Non che gli anni precedenti non fossero stati burrascosi — sempre la procura di Torino indagò sulla fusione Seat-Tin.it e sulla generosa «provvigione» da 168 miliardi che Colaninno concesse all’amministratore delegato Lorenzo Pellicioli — ma sono i mesi del 2003 quelli che secondo gli inquirenti hanno fatto da spartiacque. Amministratore delegato Luca Majocchi (sostituito nel 2009 con buona uscita milionaria), presidente Enrico Giliberti. È tra i passaggi di quella operazione finanziaria che i pm cercano la ragione del dissesto di oggi. Ma per muovere delle accuse penali dovranno prima trovare gli indizi del dolo. Ecco cosa accadeva nel 2003. Ad aprile Telecom approvava una scissione parziale proporzionale di Seat a favore di una società di nuova costituzione sulla base della situazione patrimoniale. L’operazione consentiva di creare due società indipendenti, Seat Pagine Gialle spa e Telecom Italia Media spa, ciascuna focalizzata sul proprio core business: prodotti cartacei, online e telefono la prima; servizi di accesso e di contenuti per Internet e televisione (La7), la seconda. Alla fine della scissione Telecom Italia Spa deteneva azioni ordinarie per il 61,47% dell’intero capitale sociale di Seat. Ma poco dopo, nel secondo semestre 2003, avviava le procedure per la dismissione della partecipazione di controllo a favore di Silvers Spa che, attraverso una lunga catena di società controllanti, faceva riferimento a Societé de Partecipation Silver S. A. per il 99,47% di fondi Private Equity. Per acquistare le quote Silver utilizzava linee di credito messe a disposizione da Royal Bank of Scotland alla sua controllante Sub Silver, anche lei costituita nel 2003 esclusivamente per concludere l’operazione. Il finanziamento aveva la durata lampo di diciotto mesi. È a questo punto che gli amministratori procedevano con una fusione per incorporazione di Seat Pagine Gialle a Silver Spa insieme a tutte le sue partecipate: restava la nuova Seat Pagine Gialle che riceveva dalla fusione anche una grossa parte del debito. Con la distribuzione di un dividendo straordinario (dalla riserva straordinaria) la società lussemburghese rimborsava il debito finanziario sottoscritto. Mentre Seat non riuscirà mai a rientrare. Complici piani industriali sovrastimati e lo sgonfiarsi della bolla speculativa del nuovo millennio.
