ROMA – Ossessionati dal cibo sano, uomo e spesso atleta: questo l’identikit degli ortoressici in Italia. I disturbi alimentari affliggono 3 milioni di persone, secondo le stime del ministero della Salute, e di questi il 15% è ortoressico.
Vera Schiavazzi ne parla su Repubblica e spiega che il termine ortoressia indica la “fobia per il cibo”. La parola fu usata per la prima volta nel 1997 da Steven Bratman e solo nel 2009 è stata riconosciuta dal governo inglese. In Italia l’ortoressia è apparsa come disturbo alimentare frequente negli atleti, tanto che secondo i ricercatori del Dipartimento di Scienze della salute dell’Università Magna Grecia di Catanzaro il 15% degli sportivi è a rischio.
Repubblica scrive:
“Ettore Pelosi, medico nutrizionista torinese e maratoneta, è stato tra i primi diplomati del master in nutrizione vegetariana e vegana dell’Università Politecnica delle Marche (l’unico in Italia, mentre corsi simili sono frequenti negli atenei californiani, anche sotto la spinta della Vegan Society). «Lo sport — spiega Pelosi — ci spinge a riflettere su quel che mettiamo nel piatto, sulle sostanze che ci servono e sulle scelte più sane. Di lì, il passo è breve: molti miei pazienti fanno attività agonistiche e hanno abbandonato la bistecca, il mio compito è costruire con loro una dieta equilibrata. Quanto a me, mi ritengo un onnivoro selettivo: non ho firmato un contratto con l’impegno a non mangiare carne o pesce, più semplicemente voglio conoscere a fondo l’origine dei cibi che consumo ».
Il cibo “puro” diventa un’ossessione per gli ortoressici che iniziano ad eliminare le pietanze dai propri piatti, spiega a Repubblica Lorenzo Maria Donini, docente di Scienza dell’alimentazione alla Sapienza:
“Si comincia con una prima categoria e si continua con le altre: via la verdura del supermercato che potrebbe contenere pesticidi, via il latte a lunga conservazione, via il burro, via lo zucchero… Un po’ come le psicosi collettive che avvengono in occasione di epidemie come “mucca pazza” o l’influenza aviaria. Ma quelli sono comprensibili, si tratta di comportamenti temporanei. Più attenzione occorre invece quando una persona si comporta così per mesi o per anni”.
Se anche le neo-mamme soffrono di questa ossessione, i più colpiti sono gli uomini ed i frequentatori di palestre:
“La nuova ossessione, a differenza della più diffuse e conosciute anoressia e bulimia, sembra colpire soprattutto i maschi. Ne soffrono le neo-mamme, è vero, che tuttavia “guariscono” spesso a contatto con una routine nanna-pappa- casa-ufficio che non consente troppi distinguo. I Peter Pan da palestra, invece, coltivano con cura la propria nuova nevrosi”.
Donini spiega che chi soffre di ortoressia non è più interessato a sapori ed aromi:
“A lui, a loro, spiegano le ricerche di Donini, non interessano più sapori e aromi, in compenso la memoria per le calorie dei singoli cibi e per la loro percentuale di grassi saturi e insaturi cresce giorno dopo giorno. Gli amici rifiutano il contagio, e a poco a poco se ne vanno, dopo essere stati accusati di essere “persone che non sanno volersi bene”.
Ma un rimedio esiste? Repubblica scrive che Paola Vinciguerra e Giorgio Calabrese hanno indicato i passi falsi da evitare nel loro libro “Stress & dieta”:
“Smettere di vivere correndo, avere un approccio più naturale col cibo e proporlo ai figli, fare colazione e non usare i pasti come sostituto di altri piaceri. I soliti consigli? In un certo senso sì, perché l’ortoressico non è altro che l’ultimo arrivato in una famiglia che comprende chi di notte svuota il frigo, chi si punisce digiunando, chi chiede al cameriere di dire al cuoco di non tagliare l’insalata, chi teme di non avere abbastanza forze da spendere in palestra (vigoressia, o bigoressia, secondo i casi). C’è posto per tutti, a condizione di non ammalarsi, di non stravolgere la vita dei figli e di non fare proseliti. A ognuno la sua personalissima nevrosi alimentare”.
