Sangue infetto, risarcimenti bloccati: migliaia richieste respinte

Sangue infetto, risarcimenti bloccati: migliaia richieste respinte

ROMA – Hanno scoperto di essersi ammalati di epatite o di essere stati contagiati dal virus dell’Hiv a causa di trasfusioni di sangue infetto. Ma la loro scoperta è arrivata troppo tardi per vedersi riconosciuto il risarcimento dallo Stato che gli spetta. Così circa 6500 malati si sono visti che 5 anni fa hanno scelto di trattare con il ministero della Salute e sospendere le cause legali ancora non hanno visto un soldo di quanto promesso.

Stefano Bertone, uno degli avvocati che seguono le migliaia di vittime, spiega al Corriere della Sera:

“«Finora non è stata accolta alcuna richiesta di transazione. Le istanze esaminate, circa 3.600, sono state tutte respinte. Stimiamo che saranno accolte non più di 5-600 richieste, in base ai criteri introdotti dalla legge n. 162 del 2012»”.

Quello che doveva essere un “accordo amichevole” con il ministero, che nel 2007 aveva ammesso l’errore sul sangue e offerto l’opportunità di trattare con esso i risarcimenti senza passare dai tribunali, ora si tira indietro, come spiega Andrea Spinetti del Comitato vittime sangue infetto al Corriere della Sera:

” «A più di due anni dal termine di presentazione delle domande di adesione alla transazione (gennaio 2010), il Decreto attuativo del 2012 ha posto precisi paletti: la transazione non si applica per le trasfusioni avvenute prima del 1978, e il diritto cade in prescrizione se la richiesta non è stata fatta entro 5 anni dal riconoscimento del danno biologico. In pratica, lo Stato, non solo non ha controllato fino agli anni ’90 il sangue somministrato ai suoi cittadini, che per questo si sono ammalati, ma è arrivato a negare loro il legittimo risarcimento»”.

I nuovi criteri usati dallo Stato per respingere le richieste di risarcimento ha spinto molti dei malati a fare ricorso al Tar, spiega Bertone:

“«Questi criteri non erano mai stati usati. Prima dell’introduzione di questi criteri tutti i richiedenti avevano ricevuto, infatti, risarcimenti da parte dello Stato. Il Ministero, se decide per la transazione, deve farla in modo coerente»”.

Motivo per cui, annuncia Spinetti, la questione risarcimenti per il sangue infetto tornerà nei tribunali:

“«Il danno che abbiamo subìto non si è certo estinto. Le conseguenze gravi le stiamo subendo anche a distanza di anni. Le Regioni, inoltre, ricevono ancora richieste di indennizzo (in base alla legge n. 210) da parte di persone che, non avvertendo sintomi e non facendo controlli, hanno scoperto in ritardo di essere state contagiate. Visto che il procedimento transattivo si è tradotto in un nulla di fatto, riprenderemo con le cause in tribunale e ricorreremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo, perché è stato leso il nostro diritto alla salute, ma anche quello a non essere discriminati»”.

Bertone ha infine sottolineato che spesso le cifre stabilite dai giudici per i risarcimenti sono di molto superiori a quelle offerte, ma non saldate, dal ministero con gli accordi:

“«È miope respingere le transazioni. Non solo offende la dignità di persone contagiate, ma potrebbe incidere pesantemente sulle casse dello Stato. Proprio in questi giorni, a due emofilici, non ammessi alla transazione, il Tribunale di Roma ha riconosciuto un risarcimento rispettivamente di 800mila euro e di circa un milione: se ci fosse stata la transazione col Ministero, avrebbero ricevuto 400mila euro»”.

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