Abruzzo. “L’Inno di Mameli apra le nostre sedute”, la decisione del Consiglio regionale

L’Inno di Mameli potrebbe fare da prologo a ogni seduta del Consiglio regionale d’Abruzzo. Mentre i leghisti bistrattano l’inno, al Centro la situazione è ben diversa: un emendamento firmato dall’assessore regionale alla Formazione, e consigliere regionale del Pdl, Paolo Gatti, è stato presentato al Consiglio regionale che sta esaminando il testo di riforma del regolamento dei lavori dell’Assemblea.

Il provvedimento è appoggiato dal resto dei consiglieri del Pdl, dall’Udc e da Fli. ”Intanto con l’Inno di Mameli possiamo ricordare chi siamo e da dove veniamo, e questo è sempre un fatto positivo – ha spiegato l’assessore Gatti -. Ho deciso poi di presentare questo emendamento perché può essere uno strumento valido per farci capire meglio l’alta responsabilità e il ruolo che siamo chiamati a svolgere – spiega ancora Gatti -. Insomma potrebbe essere uno stimolo ulteriore a offrire spettacoli migliori quando la discussione diventa accesa e come in alcuni casi si sono sfiorate risse non solo verbali. In definitiva credo che l’iniziativa potra’ farci molto bene”.

Molto più a Nord invece qualche settimana fa era pronto il divorzio leghista dall’inno. “Da adesso in poi le cerimonie si faranno senza inni”, parola del segretario nazionale della Liga Venera Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e fedelissimo di Umberto Bossi. Il Carroccio non ama l’inno di Mameli e quel Fratelli d’Italia, così come non digerisce il passaggio del testo che recita “ché schiava di Roma Iddio la creò”. Per Gobbo “l’inno d’Italia non serve assolutamente, perché non è certo quello che contribuisce ad alimentare il senso dello Stato”. D’ora in avanti, aveva ordinato, “i miei dovranno seguirmi sulla mia strada”.

Published by
luiss_smorgana