Bari, setticemia scambiata per un’influenza: così è morta una ragazza di 22 anni

Sarebbe dovuto essere un normale intervento per rimuovere una cisti al coccige. Ma l’infezione dopo l’intervento curata come una banale influenza ha portato alla morte Antonella Mansueto, studentessa ventiduenne di Farmacia di Noci nel Barese.

“Antonella aveva la febbre a 42, il medico di guardia le prescrisse delle gocce di Novalgina”, denuncia la madre al Corriere della Sera. “Il chirurgo diceva che il suo operato non andava discusso”.

Ma quel chirurgo, Aldo Calò, dell’ospedale civile di Putignano, la dimette il giorno successivo all’operazione, il 5 dicembre. Antonella torna in ospedale per le medicazioni post-operatorie, fatte dallo stesso medico. Finché un giorno un altro dottore osserva: “Questa ferita non mi piace, lo dica domani al dottor Calò”.

Ma il dottor Calò dà la sua versione dei fatti: il decorso post-operatorio procede bene, la paziente si deve fidare. E la paziente e la sua famiglia sin sono fidati. “Mi fidavo ciecamente di lui – spiega tra le lacrime Anna Quarato, mamma di Antonella – ma ricordo che in un’occasione, quando un’infermiera ha tolto la fascia, si sentiva un cattivo odore e c’era un liquido che fuoriusciva. Mi è stato detto che era tutto normale”.

Il 6 febbraio le condizioni di Antonella si fanno insopportabili, con la febbre a 42. I genitori chiamano il medico di guardia. La diagnosi è virus influenzale. La prescrizione, delle gocce di Novalgina.

Ma il giorno dopo, Antonella non ce la fa più. Viene portata all’ospedale di Noci. Dopo sei ore di attesa i genitori vengono a sapere che la loro figlia ha una setticemia diffusa.

Antonella viene trasportata al vicino ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, e ricoverata in rianimazione. Il 22 marzo intervengono anche dei medici di Bologna. Le amputano le gambe e le dita delle mani. Le lasciano soltanto i pollici. Ma anche questo tentativo è inutile.

Il 26 marzo Antonella muore. “Cancrena conseguente a una trombosi arteriosa per choc settico” la causa.

Solo diverse settimane dopo i genitori decidono di denunciare l’accaduto. La Procura ha aperto un’inchiesta. I carabinieri hanno già acquisito le cartelle cliniche e stanno identificando i medici coinvolti.

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Maria Elena Perrero