Cesena, Stefania Garattoni uccisa dall’ex con 12 coltellate

CESENA – Una dozzina di coltellate, nella parte superiore del corpo e in punti sensibili: così è stata uccisa nel primo pomeriggio di mercoledì a Cesena Stefania Garattoni, studentessa ventenne, aggredita e assassinata con un coltello a serramanico dal suo ex fidanzato Luca Lorenzini, 28 anni, che continuava a non accettare la conclusione della loro relazione durata quasi cinque anni e terminata meno di un mese fa, il 15 febbraio, il giorno dopo San Valentino.

Il giovane è stato arrestato un paio d’ore dopo (ora è in carcere a Forlì con l’accusa di omicidio volontario) da uno spiegamento ingente di forze tra agenti del commissariato di Cesena, squadra Mobile di Forlì, carabinieri e polizia municipale, lungo le sponde del fiume Savio nella zona di Molino Cento, tra arbusti e sterpaglie. Un luogo che conosceva bene, avendolo già frequentato come appassionato di mountain bike. Il responsabile del Commissariato di Cesena Aldo Procopio, il vice questore aggiunto Silvia Gentilini e il responsabile della Mobile Claudio Cagnini hanno illustrato in una conferenza stampa le delicate fasi della cattura.

La ragazza è stata colpita mortalmente in pieno centro, a due passi dal Municipio, davanti all’istituto scolastico che frequentava per conseguire il diploma di dirigente di comunità, ed è morta pochi minuti dopo all’ospedale Bufalini. Sarà eseguita l’autopsia. Il vicequestore ha sottolineato la professionalità dell’ agente del Commissariato che davanti a quel giovane in stato confusionale che spianava una pistola (priva del tappo rosso, risultata poi una scacciacani ma aveva tutto l’aspetto di un’ arma vera), non ha reagito sparando come avrebbe potuto fare con un uso legittimo delle armi, ma freddamente e lucidamente ha atteso che Lorenzini si distraesse un attimo, richiamato dalle urla del padre (decisivo per la cattura del figlio), che dal vicino bosco gli gridava di desistere e avvertiva la polizia che la pistola era finta.

Un attimo di titubanza e il giovane è stato bloccato. Tremava, la pistola gli è caduta ed è partito un colpo. Subito dopo l’omicidio (è stata un’amica della vittima a indicare alla polizia che era stato l’ex fidanzato a colpire) gli uomini del Commissariato e della Mobile hanno trovato subito l’aiuto del padre per rintracciare il giovane, che inizialmente era fuggito a piedi, rubando poi uno scooter e infine inforcando la propria mountain bike. Proprio il genitore li ha condotti in una delle zone dove Luca amava andare in mountain bike. Qui, vicino all’ex centrale elettrica, Lorenzini è stato trovato sulla sponda del fiume.

Poco prima aveva obbligato, mostrandogli il coltello a serramanico che aveva in tasca, un giovane che stava facendo fotografie naturalistiche a rimanere con lui e gli aveva pure raccontato un po’ quello che era accaduto. Durante l’interrogatorio, durato due ore e mezza, Lorenzini ieri sera tra momenti di vuoto, lucidità e lacrime ha detto di avere agito in preda a un raptus, e di essersi reso conto di aver fatto molto male all’ex fidanzata. Ha raccontato pure della loro relazione, e come non accettava che lei un mese fa l’avesse lasciato e non volesse tornare con lui. Davanti all’istituto scolastico dove la giovane è stata assassinata, l’ex fidanzato ha camminato e parlato con lei brevemente, cercando di ricucire la situazione. Le avrebbe anche chiesto ‘Hai visto l’sms che ti ho mandato?’, lei avrebbe risposto che non lo aveva nemmeno letto, poi qualche altra frase. Quell’ennesimo rifiuto, secondo il racconto del giovane, avrebbe fatto scattare la mortale aggressione davanti ad amiche e compagni di scuola della vittima.

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