Dodici anni per dire addio al matrimonio, via vai tra studi di avvocati e tribunali e cinque mesi per cominciare la causa: in Italia la giustizia in materia familiare ha questi tempi.
Lo racconta Carlo Rimini, docente di diritto privato all’università di Milano, dalle colonne del quotidiano la Stampa. La storia presa come esempio è quella di una casalinga svizzera e di un artigiano italiano. Si svolge tutto nel nord Italia, in un piccolo tribunale. I due hanno anche due bambini.
Dopo i tre anni di separazione, passa un po’ di tempo e il marito nel 2005 chiede il divorzio ” la moglie si oppone all’affidamento condiviso, il marito lo pretende; la moglie dice che i soldi non bastano, il marito afferma di darne troppi”.
A quel punto il presidente fissa la prima udienza nel settembre di quell’anno: cinque mesi solo per iniziare la causa. L’udienza successiva viene fissata per il marzo 2007, poi al giugno del 2007, poi a ottobre, poi a novembre e infine a gennaio del 2008 e si ripassa ad aprile 2009 per dei problemi di accordi mancati.
Poi c’è il capitolo, forse il più duro, sull’affidamento dei figli. “All’udienza di aprile le parti forniscono versioni dei fatti radicalmente diverse sulla ragione delle difficoltà che hanno i figli nei rapporti col padre: questo accusa la madre di creare mille difficoltà, la madre accusa il padre di essere inaffidabile. Appare chiaro che sarà necessario incaricare uno psicologo per capire le ragioni di una situazione che, nei due anni passati da quando la causa è iniziata, è molto peggiorata. Fra l’altro, la madre si duole del fatto che il padre guidi in modo irresponsabile e teme che possa accadere un incidente che coinvolga i figli mentre il padre è alla guida. Tutti sono d’accordo sull’opportunità di incaricare uno psicologo. Il giudice conclude l’udienza riservandosi di decidere”, scrive Rimini.
Purtroppo si verifica anche un grave incidente automobilistico e i bambini, in macchina con il padre, restano feriti. La madre dice che lei lo aveva detto. Nel marzo 2009 , a distanza di 11 mesi dall’ultima udienza, la moglie sollecita una decisione.
Il giudice deposita la sua decisione nell’agosto 2009, quasi un anno e mezzo dopo l’ultima udienza. Poi a ottobre 2009, lo psicologo partecipa all’udienza. Arrivati a marzo 2010 però, spiega Rimini, si chiede al giudice di attuare immediatamente i suggerimenti dello psicologo. “A metà settembre la madre si stanca di attendere un provvedimento che, secondo quanto lo psicologo aveva suggerito al giudice, doveva essere immediato. La signora si rivolge quindi al presidente del tribunale con un’istanza scritta. L’istanza non ottiene alcuna risposta, ma 15 giorni dopo, finalmente, viene depositato il tanto atteso provvedimento con il quale il giudice recepisce le indicazioni dello psicologo ed interviene sulle questioni economiche”. La nuova udienza viene fissata a novembre 2010 e poi ancora un rinvio: tutto dopo 12 anni dalla separazione.