ROMA, 08 SET – E' vissuto quasi 2 milioni di anni fa il più vicino antenato dell'uomo. Era un ominide, chiamato Australopiteco sediba, con una combinazione sorprendente di caratteri sia umani sia delle scimmie, che costringono a rivedere molte delle conoscenze sull'evoluzione del genere Homo.
Lo riporta con una serie di cinque articoli la prestigiosa rivista Science, dove si analizzano i dettagli di una serie di fossili, di cinque individui, scoperti in Sudafrica nel 2010 e datati con grande precisione a 1,997 milioni di anni fa.
''I fossili mostrano un cervello piccolo, ma sorprendentemente evoluto'', ha detto Lee Berger, esperto di evoluzione dell'iniversità sudafricana di Witwatersrand, a Johannesburg.
Gli ominidi, ha spiegato, avevano ''mani con pollici lunghi come quelli umani, così come anche l'osso sacro, ma piedi e forma dell'anca hanno una forma mai osservata sugli ominidi; si tratta di una combinazione di caratteri sia dei primati che umani in un unico individuo''.
Secondo i ricercatori, le caratteristiche di questo ominide e la sua età lo rendono il miglior candidato come antenato del genere Homo, più delle precedenti scoperte come nel caso dell'Homo habilis. ''Questa forma sudafricana è sicuramente la forma meglio conosciuta precedente ai primi rappresentanti Homo, come l'erectus o dmanisi'', ha spiegato il paleontologo Lorenzo Rook, dell'università di Firenze.
I nuovi studi confermano inoltre l'ipotesi che già gli Australopiteci avessero la capacità di realizzare strumenti, caratteristica quindi non esclusiva del genere Homo. Un'importante merito di questi studi è inoltre, ha detto ancora Rook, ''il grande lavoro fatto per la datazione dei campioni, riscendo a ridurre notevolmente le incertezze con una combinazione di strumenti diversi''.