“Realtà aumentata” oggi, domani solo “realtà”

In principio (o quasi) è stato il telefonino, ma del retorico stupore su come il “nuovo media” renda agevole la comunicazione con l’aborigeno all’altro capo del mondo ha già magistralmente detto il Corrado Guzzanti del Pippo Kennedy Show e non aggiungeremo altro. Oggi invece il nuovo che avanza è rappresentato da un’altra declinazione della technè: la realtà aumentata. Wikipedia insegna: “per realtà aumentata (in inglese augmented reality, abbreviato AR), o realtà mediata dall’elaboratore, si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi”.

Google ha di recente presentato il progetto fantascientifico (in senso stretto), il discusso “Project glasses”, cliccatissimo su Youtube, ancora solo una efficace presentazione, un contenitore di idee da realizzare; anche il Pentagono sembra interessato e parteciperà al progetto per la realizzazione di particolari lenti a contatto in grado di vedere (o meglio far vedere) contemporaneamente sia immagini reali che immagini virtuali.

A prescindere dagli utilizzi – più o meno utili, più o meno idioti – che di queste tecnologie si faccia attualmente, è inutile negare che la possibilità di andare a caccia di farfalle virtuali in una città reale è un fatto che colpisce.

Non andrei a scomodare Noumeni e Fenomeni, né passeggiate nell’Iperuranio, ma la tecnologia che inizia oggi rischia di modificare una volta per tutte la confidenza della specie umana con i propri sensi.

Google project glasses

Se consideriamo gli utilizzi più stuzzicanti che si possono fare oggi della cosiddetta AR, escludendo gli elettrodomestici da intrattenimento veri e propri (vedi Kinect e simili), il “nuovo” ha per ora la forma di applicazioni che riconoscono uno spazio e lo arricchiscono di informazioni o di smartphone compiacenti che
ci suggeriscono la vicinanza di qualcuno che potremmo voler incontrare
.

L’arcaicità del nostro approccio da anni 10 del terzo millennio sta nel fatto di averle aggiunto l’aggettivo “aumentata”: domani sarà solo realtà, e forse la filosofia smetterà una volta per tutte di speculare su cosa sia reale.

È probabile che domani, quando gli occhiali aumentati di Google saranno realtà, le facoltà percettive dell’homo sapiens si sbilanceranno drammaticamente sul senso della vista generando successive e radicali mutazioni genetiche della specie.
Per il momento la specie si limita a giocare con le consolle casalinghe, con o senza telecomandi. E questo è drammaticamente reale!

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