Un ragazzo ”tranquillo, generoso, molto attaccato alla famiglia, forse anche io avrei reagito cosi”. Cosi’ un amico descrive Alessio Burtone, il ventenne accusato di avere provocato la morte di Maricica Hahaianu colpendola con un pugno venerdi’ scorso nella stazione metro di Anagnina a Roma. ”Se ha fatto quello che ha fatto e’ perche’ ci ha visto nero e non voleva. Forse anch’io avrei reagito cosi…”, ripete Maurizio che da ore staziona assieme ad altri amici sotto casa di Burtone ”in segno di solidarieta”. Maurizio, diciannove anni, detto ‘er Mawi’, e Alessio, diciotto, ‘er Bamba’, stanno nella stessa comitiva di Burtone, nel ”gruppo di Lucio Sestio”, che si riunisce ogni sera sulle panchine vicino alla metro”.
”Alessio – racconta Maurizio – l’ho conosciuto per caso, nel piazzale sotto casa sua. Una volta gli ho chiesto una sigaretta e poi abbiamo iniziato a parlare della Roma. Non e’ come lo stanno dipingendo, e’ un bonaccione, e’ generoso, e’ sempre stato disponibile a darci dei passaggi quando ne avevamo bisogno e a farci favori. Ricordo ancora il giorno in cui mi sono lasciato con la mia ragazza, e’ bastato che lui facesse qualche battuta che mi sono ripreso”.
”La sera giocavamo a casa sua a nomi cose e citta’, andavamo a fare i giri sulla Tuscolana, al pub o al cinema – dice ‘er Bamba’ – Non ci piace andare in discoteca, ci divertiamo con poco. Anche i genitori e la sorella di Alessio sono delle bravissime persone. Non voglio neanche pensare all’ipotesi che vada in galera, Alessio non e’ tipo da stare li”.
”E’ molto attaccato alla famiglia, soprattutto alla madre – aggiunge un altro amico che vuole rimanere anonimo – Dopo il diploma aveva trovato lavoro nel volantinaggio e fino a poco tempo fa si frequentava con una ragazza ma non so se e’ ancora fidanzato. Il messaggio che ora vogliamo inviargli e’ che noi non lo abbandoniamo perche’ noi gli vogliamo bene”.