Le scimmie hanno l'udito fino

MILANO, 10 OTT – I macachi hanno un orecchio molto fine e simile a quello degli umani: sono infatti capaci di scomporre le frequenze di suoni complessi molto meglio di altri mammiferi, come i gatti o le cavie, che sono utilizzati come modelli nei laboratori per studiare l'udito umano e le sue patologie. Lo dimostra uno studio coordinato dall'Harvard Medical School di Boston e pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze degli Stati Uniti, Pnas.

La scomposizione di un suono complesso nelle frequenze che lo compongono e' fondamentale per poter identificare i suoni e la loro localizzazione. Tutto cio' avviene in una parte dell'orecchio interno a forma di chiocciola chiamata coclea. Qui arrivano le vibrazioni sonore captate dal padiglione uditivo che vengono poi trasformate in segnali nervosi diretti al cervello.

I ricercatori guidati da Christopher Shera hanno valutato questa funzione nei macachi, primati piu' strettamente imparentati con gli umani rispetto a tutti quei mammiferi (cavie peruviane, gatti e cincilla') che solitamente sono usati negli esperimenti di laboratorio. Facendo delle misurazioni dirette sulle fibre del nervo acustico e delle misurazioni indirette con le emissioni otoacustiche (che valutano il ritardo con cui la coclea risponde a un suono emettendo un altro suono), si e' potuto osservare che i macachi hanno un udito piu' fine degli altri mammiferi da laboratorio, e addirittura paragonabile a quello umano alle frequenze piu' alte.

Secondo gli autori dello studio, questa scoperta dimostra che la capacita' di scomporre finemente le frequenze sonore e' una caratteristica propria dei primati in generale, e potra' aiutare lo sviluppo di nuovi algoritmi per una nuova generazione di apparecchi acustici.

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Alberto Francavilla