Trattativa mafia-Stato, le stragi e il carcere duro. Nicolò Amato scrisse: revocare il 41 bis

Era il 6 marzo 1993, l’allora direttore dei penitenziari italiani Nicolò Amato scriveva che il 41 bis, il carcere duro era una misura temporanea, emergenziale, da revocare.

«L’emanazione di questi decreti era certamente giustificata dalla necessità di dare alla criminalità mafiosa, anche all’interno delle carceri, dopo le terribili stragi di Capaci e di via D’Amelio, una risposta severa». Questo appunto era destinato al ministro della Giustizia Conso, successore di  Claudio Martelli. «Ma non vi è dubbio che la legge chiaramente configura il ricorso a questi decreti come uno strumento eccezionale e temporaneo, appunto emergenziale».

«Il regime che essi esprimono non può essere protratto indefinitamente, assurgendo a normale regime penitenziario. Non si giustifica al di fuori delle eccezionali situazioni che lo motivano», scriveva ancora Amato.

Amato, come riporta Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, già magistrato e futuro avvocato (anche di mafiosi come Madonia, Angelo Siino e l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino), diceva ancora: «Appare giusto e opportuno rinunciare ora all’uso di questi decreti, salvo ricorrervi successivamente nella malaugurata, deprecabile ipotesi di un ripresentarsi delle situazioni eccezionali che li giustificano».

E se c’erano due opzioni (non confermare i decreti alla scadenza annuale, «ovvero revocarli subito in blocco»). Amato preferiva la seconda_ «Mi permetterei di esprimere una preferenza per la seconda soluzione (cioè l’immediata revoca, ndr), perché rappresenterebbe un segnale forte di uscita da una situazione emergenziale e di ritorno a un regime penitenziario normale».

Published by
luiss_smorgana