VITERBO, 13 GIU – Alcuni microfunghi prelevati in Antartide ed esposti per 18 mesi alle temperature freddissime e all'estrema aridita' dello spazio, all'esterno della stazione Spaziale Internazionale, sono stati riportati sulla Terra ancora vivi e molti di loro si erano addirittura riprodotti. E' il risultato dell'esperimento condotto dalla facolta'di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'universita' della Tuscia in collaborazione con la Nasa e l'Agenzia Spaziale Europea (Esa).
I risultati sono stati presentati oggi a Viterbo, in una conferenza stampa, dal rettore Marco Mancini, presidente della Crui. L'esperimento dimostrerebbe che le meteoriti sarebbero in grado di trasportare attraverso lo spazio forme di vita particolarmente resistenti, quali ad esempio i microrganismi antartici. I ricercatori non escludono che potrebbe essere stato proprio con un vettore del genere che la vita, nella sua forma piu' elementare, sia giunta sulla Terra milioni di anni fa per poi intraprendere l'evoluzione che l'ha portata ai livelli attuali. ''Al ritorno sulla Terra – ha spiegato il coordinatore del progetto, Silvano Onofri – i microfunghi esposti nel modulo Expose-E fuori della Stazione Spaziale, come ha verificato un centro di ricerca specializzato in Olanda, erano ancora tutti vitali. Dunque – ha aggiunto – la vita puo' viaggiare nello spazio e si puo' ipotizzare che rocce e meteoriti trasportino da un pianeta all'altro forme di vita''. Onofri ha spiegato che per l'esperimento sono stati scelti microfunghi prelevati in Antartide ''perche' sono assai resistenti, perche' sono molti simili agli animali e alle piante e perche' le loro condizioni di vita sono piu' simili a quelle dello spazio: temperature freddissime ed estrema aridita'''.
Per il rettore Mancini l'esperimento e' ''unico nel suo genere'' e ''ha dato risultati straordinari, che premiano gli sforzi compiuti dall'Universita' della Tuscia per partecipare a numerose missioni spaziali con esperimenti che coinvolgono varie facolta'''.