Paride Batini, il “re dei camalli” genovesi, è stato assolto dopo la morte. Batini, che per oltre 20 anni è stato il leader dei portuali genovesi, era accusato di truffa per avere incassato dalla Autorità Portuale ( l’Ente che ha sostituito negli anni Novanta con legge dello Stato il Consorzio Autonomo del Porto) più di un milione di euro per prestazioni dei camalli, che i pubblici ministeri della Procura genovese avevano giudicato in parte fasulle. Ma il Giudice per l’Udienza Preliminare, Maurizio De Matteis, ha in pratica smentito la Procura. Come ha scritto Massimo Minella su Repubblica, “la sentenza ha già stabilito che quel fatto non sussiste”. E a Genova si era parlato, non a caso, del “processo degli onesti”.
La vicenda è stata raccontata anche da Marco Imarisio sul Corriere della Sera: “Nelle motivazioni della sentenza che manda assolto per 11 capi di imputazione su 12 Giovanni Novi, ex presidente del porto di Genova, il giudice dell’udienza preliminare Maurizio De Matteis fa un gesto che gli studiosi del diritto definirebbero come «irrituale».
Tratta la posizione di un uomo che ormai non è più nemmeno un imputato, perché la morte estingue ogni reato, e lo fa perché sente il bisogno di restituirgli qualcosa che gli è stato tolto. «Si battè per salvare la Compagnia, che era in difficoltà economica, e gli indennizzi dei quali pretendeva la liquidazione erano assolutamente dovuti». La gestione da parte di Batini del terminal Multipurpose quando era terra di nessuno non fu una «operazione truffaldina» come sostenuto dai pm, ma addirittura «una attività che va qualificata come “servizio pubblico” in senso proprio»”.
E infatti proprio la posizione di Novi è stata messa in evidenza da Minella: “Non costituiscono reato altri dodici capi di imputazione (su tredici complessivi) contestati a numerosi personaggi del mondo della portualità genovese, a cominciare dall’ex presidente dell’Authority Giovanni Novi. Per lui, finito agli arresti domiciliari il giorno prima della scadenza del suo mandato, è rimasta solo la condanna per turbativa d’asta perseguita “attraverso ‘allontamento della Msc, unica potenziale vincitrice”, dalla gara per l’assegnazione del Multipurpose.
Oltre Novi, per questo reato sono stati condannati l’ex segretario generale dell’Authority Sandro Carena, il consulente della presidenza Novi Sergio Carbone e l’armatore Aldo Grimaldi: due mesi e duecento euro di multa (con la richiesta di sospensione condizionale della pena). Ma il Gup ha riconosciuto a Novi “il tratto nobile della sua personalità”, quella di un uomo che, nel momento in cui si scopre indagato, si assume ogni responsabilità, sollevando dalle accuse i suoi collaboratori “per difenderne l’onorabilità”. Non solo. A Novi si riconosce “di aver avviato un vasto processo di riordino, soprattutto in materia di concessioni, di aver combattuto il fenomeno dell’abusivismo e l’ottimo risultato di gestione”.
Ma di cosa era accusato esattamente Batini? Imarisio lo ha spiegato: “L’inchiesta sull’attribuzione delle banchine, che portò ad accuse di truffa, corruzione, concussione e turbative d’asta per Novi e per sette armatori, lo vide coinvolto per i suoi rapporti con l’ex presidente del porto, sul quale esercitava un ascendente che gli avrebbe permesso di gestire il terminal Multipurpose in attesa della sua assegnazione. Comunque la si voglia valutare, quell’indagine ha segnato Genova, perché violò, o tentò di farlo, una specie di santuario, il mondo chiuso del porto.
«Fine di un’epoca», titolò dopo gli arresti il Secolo XIX, lo stesso giornale che ieri ha anticipato le motivazioni della sentenza. Batini, che era una leggenda palatabile solo per chi ha il cuore a sinistra, divenne facile oggetto della capacità italiana di verticalizzare la caduta degli idoli, rimasto come prima, compresi i rumori del porto che entrano dalla finestra più esposta a Ovest. Di nuovo c’è solo un quadro di legno intarsiato che riproduce Batini alla testa di un corteo, opera di uno dei suoi portuali. «Fa piacere, per lui. La sentenza afferma che Paride, semplicemente, cercò di portare lavoro alla sua gente, con metodi leciti». E questo, dice Benvenuti, seppur di natura giudiziaria potrebbe essere un buon epitaffio per la vita e le opere del Console Batini”.
Completamente scagionata la Compagnia Unica e i suoi vertici, ha scritto Minella, “all’epoca il console Batini e l’attuale viceconsole Walter Marchelli. A San Benigno, quartier generale dei portuali, la sentenza viene letta con attenzione e comprensibile soddisfazione”.
La notizia dell’assoluzione è stata accolta con grande entusiasmo da Giorgio Benvenuti, “erede” di Batini intervistato da Minella: «Quello che va ovviamente a Paride Batini. Alla notizia della sentenza di primo grado commentai “E ora chi glielo dice a Paride?” Quell’interrogativo è sempre valido e non avrà forse mai risposta. Le accuse contro di lui sono state un caso mediatico da due foto al giorno sui giornali. Ma, al di là di questo, dalle motivazioni emerge con forza che la Compagnia ha sempre operato nella piena correttezza, mai in una situazione di irregolarità».
L’autorizzazione secondo l’articolo 21 B? «Esattamente quello. L’articolo in questione conferma che la Compagnia, prima di partecipare al bando di gara, non ha lavorato secondo appalto o come agenzia interinale, ma come un soggetto fornitore di lavoro temporaneo». Allora non si doveva nemmeno fare la gara? «Il ministero aveva stabilito che le compagnie portuali potevano operare secondo l’articolo 21 B fino alla fine del 2008. Così è stato perché l’anno successivo abbiamo partecipato al bando di gara che abbiamo vinto. Queste motivazioni, però, impongono anche una riflessione sul mancato avviamento degli anni 2004, 2005 e 2006». E ora che succederà? «Per quanto ci riguarda continueremo alavorare come abbiamo sempre fatto. Sapevamo di essere nel pieno rispetto della legge e questo documento lo conferma, smontando anche le tesi di chi si attaccava a presunte irregolarità per contestarci strumentalmente altre cose, a cominciare dalla sicurezza». Questa è una sentenza di primo grado. «Lo so, ci potrà anche essere chi la contesterà. Noi guardiamo al nostro interno, al presente e al futuro della Compagnia Unica»”.