Gli stessi stranieri però ai quali è negata la possibilità di acquistare un immobile, scrive Repubblica, sono in realtà per l’azienda di Stato un ottimo cliente, visto che — grazie alla pratica del rinnovo dei permessi di soggiorno — le fanno guadagnare 12,5 milioni all’anno. Il paradosso è contenuto nel disciplinare di gara adottato da Poste italiane (reperibile alla pagina web del sito www.poste.it 1): il portale fornisce “informazioni e modalità sugli alloggi patrimoniali messi in vendita”.
Assieme alla pubblicazione degli avvisi per la cessione di 22 alloggi in una decina di comuni (Brescia, Bologna, Catanzaro, Novara, Milano, Ferrara, Padova, Vercelli, Verona) al punto 3 del regolamento che determina l’aggiudicazione è stabilito che coloro che intendono concorrere all’acquisto di un alloggio devono produrre il certificato di cittadinanza (italiana).
In particolare si fa riferimento, fra l’altro in modo improprio, “alle norme vigenti per non incorrere nella decadenza dal diritto all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica…”. Poste spiegano che “… i soggetti che hanno diritto all’acquisto… sono persone fisiche in possesso dei requisiti previsti ed in particolare: cittadinanza italiana..”.
Il cavillo sbarra la strada a centinaia di migliaia di immigrati che vivono in Italia e che hanno il permesso di soggiorno senza avere però la cittadinanza. Per i rinnovi dei loro permessi di soggiorno, si passa per le Poste e si versano 30 euro per ogni domanda. Stando ai dati del Ministero dell’Interno, dal 2006, e cioè da quando l’azienda ha firmato la convezione con il governo per la gestione delle domande riguardanti il permesso, sono 1 milione e 673mila (fino a fine 2010) le pratiche inviate dagli immigrati. Ogni cittadino straniero che si presenta allo sportello per spedire la domanda sborsa 30 euro, vale a dire il prezzo di una assicurata: in quattro anni le Poste hanno incassato più di 50 milioni, per l’esattezza 50.190.000 euro.
Cifre alla mano, la Cgil di Brescia (attraverso la fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo) e l’Asgi (associazione studi giuridici sull’immigrazione) hanno presentato una doppia denuncia parlando di “atto discriminatorio”: una a Poste italiane per chiedere di rivedere il disciplinare e modificarlo. L’altra all’ufficio nazionale anti-discriminazioni presso la Presidenza del consiglio dei ministri-dipartimento per le Pari opportunità. Nell’esposto si sottolinea che Poste italiane — facendo riferimento alla normativa vigente per evitare la decadenza dal diritto all’assegnazione agli alloggi popolari viola l’articolo 9 del decreto legislativo 286/98 che riguarda i cittadini di paesi non appartenenti all’Ue e che prevede che il “cittadino straniero titolare del permesso di soggiorno ha diritto a usufruire di beni e servizi a disposizione del pubblico… compreso l’accesso alla procedura per l’ottenimento di alloggi di edilizia residenziale pubblica… “.
Damiano Galletti, segretario della Cgil di Brescia spiega: “E’ inaccettabile che le Poste neghino agli immigrati un diritto che la legge gli assegna . Per di più questo disciplinare ha il sapore amaro della beffa visto tutti il denaro che gli immigrati versano alle poste per rinnovare i permessi di soggiorno”. Livio Neri, coordinatore dell’Asgi, aggiunge: “Se Poste non modificherà il regolamento ci attiveremo in ogni sede opportuna”.
Per partecipare alla gara (solo per i cittadini italiani), si tratta di 22 appartamenti di media metratura; la base d’asta va da 23 mila euro per 90 metri a Catanzaro a 110 mila per la stessa superficie a Bologna. Le offerte devono essere presentate entro i termini indicati nel bando che vanno da metà giugno fino ad agosto a seconda dell’immobile.