In aumento le “appartamentiste”: una squillo su due lavora in casa

Una prostituta su due lavora in casa. Italiane e, soprattutto, straniere provenienti da oltre 40 nazioni, tra i 25 e i 45 anni. Con guadagni che vanno dai 5 mila ai 25 mila euro al mese.

Secondo uno studio del Gruppo Abele, in Italia le cosiddette ”appartamentiste” sono sempre di più: tra le 11.900 e le 15.500, più al Nord che al Sud, con percentuali che a seconda delle zone variano dal 40% al 70%.

‘AAA tuttiacasa.it’, questo il titolo della ricerca, descrive un fenomeno che dal 2003 a oggi ”ha avuto un’impennata mai vista – spiega Mirta Da Pra Pocchiesa, responsabile del Progetto Prostituzione e Tratta del Gruppo Abele – e che ha portato la prostituzione indoor a una radicalizzazione e a un’estensione sull’intero territorio nazionale”.

Aumentano le inserzioni sui giornali e sui siti internet, nuovi luoghi di adescamento, ma anche i bigliettini che propagandano l’apertura di pseudo centro estetici. Le straniere provengono in particolare da Brasile, Colombia, Cina e Paesi dell’Est europeo e ricevono i propri clienti (italiani di ceto medio alto tra i 18 e i 70 anni) in appartamenti semiperiferici con parcheggio comodo.

I due terzi della prostituzione al chiuso, in Italia, si trova nel Nord Italia. Soprattutto in Piemonte, Lombardia e Veneto, dove le prostitute in appartamento – l’80% straniere – si aggirano tra le 6.300 e le 8.200. Nel centro è il Lazio la regione più coinvolta, seguita dalla Toscana, mentre nel Meridione Campania, Abruzzo e Puglia raccolgono l’80% del fenomeno.

La mappa tracciata dal Gruppo Abele è stata realizzata grazie alla collaborazione delle associazioni sociali che operano sul territorio e con il contributo di magistratura e forze dell’ordine. ”Nel 2003 abbiamo assistito alla prima grande impennata della prostituzione indoor in seguito all’ondata di repressione a livello locale con le ordinanze dei sindaci per salvaguardare il decoro delle città”. Un problema che si sposta dalla strada al chiuso delle case, lontano da occhi indiscreti e da controlli. La criminalità, e lo sfruttamento, è presente per le straniere, in modo anche violento per le cinesi, mentre le altre vengono trattate da ‘socie in affari’.

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