Manuel De Santis, 21 anni il prossimo aprile, intervistato da Repubblica conferma: “Sono io l’aggressore di Cristiano, quello che lo colpisce con il casco”. “Non so perché l’ho fatto. Volevo solo evitare gli scontri. Volevo che il corteo proseguisse il suo percorso. C’era tensione, confusione. Ho protetto quel blindato, ho cercato di allontanare la gente. Poi, mi sono gettato sul primo che ho trovato tra quelli che lanciavano sassi e bottiglie”.
“Sono amareggiato di quello che ho fatto e di quello che gli ho procurato. Ho visto che si rialzava, mi sembrava che non fosse accaduto nulla. Poi ho saputo che cosa gli avevo fatto, di quanto stesse male. Mi sono voluto assumere tutte le responsabilità. Non sono abituato a fuggire. Ho sempre affrontato la vita. Nel bene e nel male”.
Poi quando a Manuel viene chiesto come mai Manuel si sia scagliato contro Cristiano, il ragazzo sbotta: “Adesso vorrei dire qualcosa io. E voglio dirlo in modo chiaro. Le ho già dato una risposta ma se devo parlare con qualcuno lo farò con i magistrati e i genitori di Cristiano”. “Ho deciso di autodenunciarmi solo giovedì perchè solo allora mi sono reso conto del danno che avevo provocato. Ora sono qui, pronto a rispondere. Ma ai magistrati e alla famiglia”.
Poi gli viene chiesto se è di sinistra e se frequenta i centri sociali: “Si dicono tante cose. C’è sempre bisogno di etichettare le persone. Ho partecipato a quella manifestazione come altri centomila studenti, lavoratori, ricercatori, precari, Non c’erano infiltrati, fascisti, provocatori. C’era solo una grande confusione. Non so neanche io cosa sia accaduto. So solo che ho fatto qualcosa che non mi perdonerò mai nella vita”.