Niente più scorta per Massimo Ciancimino, sotto protezione da un anno e mezzo. Secondo quanto scrive Repubblica il figlio dell’ex sindaco di Palermo avrebbe raggiunto Verona senza la scorta per incontrare un imprenditore considerato vicino alla ‘ndrangheta, almeno a quanto emerso da un’intercettazione ambietale.
La decisione potrebbe essere già ratificata nel prossimo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza: a portarla all’ordine del giorno sarà il prefetto Giuseppe Caruso, che ha scritto al procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, chiedendo notizie proprio della trasferta a Verona.
Davanti ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido, ha parlato ancora del cosiddetto “signor Franco” e dei rapporti che avrebbe avuto questi con De Gennaro. Sono spuntate anche delle intercettazioni del 2004, in cui Ciancimino faceva riferimento al rilascio del passaporto per il figlio e al passaggio “protetto” a Fiumicino di una somma di denaro proveniente dall’estero.
Il figlio di don Vito però nega di conoscere il mediatore ma i pm hanno verificato l’esistenza di un telefonino, un 337 che Telecom era inesistente. Invece sarebbe stato scoperto che quel numero 337 era stato attivato nei primi anni Novanta, da un autotrasportatore che però aveva denunciato per clonazione del suo cellulare: “Arrivavano bollette con cifre esorbitanti”.
Poi nell’articolo di Repubblica si legge ancora: Inoltre Ciancimino è stato convocato dai magistrati di Caltanissetta con un avviso di garanzia in cui si ipotizza il reato di calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro, l’ex capo della polizia oggi coordinatore dei Servizi. Stessa accusa viene contestata a Ciancimino per le dichiarazioni fatte su un altro 007, Lorenzo Narracci.