ROMA – C’erano una volta le case popolari, ora il termine non è più di moda, spodestato dalle “social house”, le case sociali. Sono dei prefabbricati, per lo più in legno oppure materiali misti con acciaio, cemento leggero, lane artificiali o animali, da realizzare in tempi assai più brevi di quelli normali. Magari per fronteggiare le emergenze abitative: un post-terremoto, come in Trentino o più recentemente all’Aquila, dove sono stati realizzati 196 appartamenti in 72 giorni, per complessivi 12 mila metri quadri. Ovvero, per tamponare le conseguenze di un’alluvione o un’ondata di immigrazione clandestina.
Le “social house” arrivano dal Nord-Europa e puntano a fare un doppio salto di qualità, funzionale ed estetico. E dall’idea originaria di abitazione temporanea, provvisoria, precaria, si sta passando a quella di residenza stabile e duratura. Con standard ambientali e anche architettonici più elevati. Una casa eco-compatibile, con una maggiore sostenibilità sul piano dei consumi energetici, delle prestazioni termiche e perfino dell’isolamento acustico.
A Londra per esempio è già stato costruito il primo edificio interamente in legno a nove piani. Altri progetti con le stesse caratteristiche sono stati realizzati o sono in via di realizzazione a Berlino. Ma anche in Italia si vanno diffondendo i tentativi di realizzare un “social housing” di qualità, a partire dalle esperienze più innovative del Trentino e dell’Alto Adige per arrivare alle aree metropolitane di Roma e di Milano.
In Lombardia e Veneto la Cassa depositi e prestiti ha già assicurato la sua disponibilità a investire 118 milioni di euro in due programmi che prevedono una spesa complessiva di 295 milioni. E lo stesso istituto finanzierà con 25 milioni anche il progetto “Parma Social House” che comprende un mix di 852 alloggi, di cui 252 in locazione a canone sostenibile, 420 in vendita diretta e 180 in locazione a canone convenzionato con riscatto all’ottavo anno (140 milioni di investimento complessivo, realizzazione entro il 2012).
Ma quali sono i vantaggi? I più rilevanti riguardano i costi e i tempi di realizzazione. E alla fine i benefici si riflettono sugli utenti. Nel caso degli affitti agevolati dalle amministrazioni locali, i canoni si aggirano intorno ai 6 euro per metro quadro al mese: una casa di 70-80 metri quadrati, può costare quindi meno di 500 euro mensili. I prezzi di acquisto, a seconda che si tratti di vendita a categorie disagiate oppure di vendita libera sul mercato, possono variare dai 2.500-2.700 euro al metro quadro fino ai 3.000-3.200. E in ogni caso, si tratta di livelli più accessibili per una fascia sociale che comprende giovani coppie, famiglie monoreddito, disoccupati, precari, studenti fuori sede, genitori separati, disabili.