Tagli a una società legata a Poste e Finmeccanica, tonnellate di lettere bloccate dai lavoratori

ROMA – Cinquanta tonnellate di lettere sono bloccate, i lavoratori hanno segnato quella che Il Fatto quotidiano chiama “paralisi postale”. Tutto è nato da una società legata a Poste e Finmeccanica che ha deciso per una sforbiciata. La società è la Elsag Datamat, ovvero quella cui le Poste hanno affidato i centri di meccanizzazione. La E D è di proprietà di Finmeccanica, a sua volta posseduta al 30,18 per cento dal Tesoro.

La Elsag poi, secondo quanto racconta Salvatore Cannavò sul Fatto, “ha concesso la manutenzione dei Centri a due società subappaltanti, la Logos e la Stac, una per il Centro-Sud e l’altra per il Centro Nord con circa 400 lavoratori impiegati. Si tratta di subappalti che durano da 25 anni circa, spesso con società diverse che cambiano in continuazione anche se i lavoratori sono sempre gli stessi. A partire dal 2011, però, le Poste hanno ridotto la consegna del sabato con la conseguente diminuzione delle ore lavorate sia presso Elsag che presso le società subappaltanti”.

Cosa è successo? Secondo la ricostruzione del Fatto Poste Italiane ha ridotto del 5 per cento i servizi di Elsag che ha tagliato di conseguenza del 15 per cento il subappalto. “Logos e Stac hanno a quel punto comunicato ai sindacati la loro intenzione di ridurre del 50 per cento la manodopera necessaria tramite la cassa integrazione. Le lettere sono partite subito alla Stac mentre alla Logos si è messa in moto la procedura necessaria”.

Il risultato è che i lavoratori hanno bloccato così 50 tonnellate di lettere e si fanno sentire gli effetti sulle imprese dell’indotto per la riduzione della corrispondenza consegnata di sabato.

“E questo – fa notare Augustin Breda della Fiom nazionale – nonostante la mancata consegna della posta al sabato non comporti riduzione di lavoro perché la posta si accumula negli altri giorni”. A quel punto i lavoratori hanno deciso di entrare in sciopero, uno sciopero continuativo che li ha visti impegnati per ben sette giorni e che ha prodotto un accumulo di posta ai centri di meccanizzazione stimato in circa 50 tonnellate. A Roma, i dipendenti della Logos hanno effettuato anche un presidio permanente all’aeroporto di Fiumicino dove si trovano i centri di meccanizzazione postale. Sono stati anche accusati di aver interrotto “i servizi minimi”, quello postale appunto, come se fossero dipendenti pubblici. Ma lo sciopero ha visto invece una forte solidarietà tra i lavoratori e quando alla Stac l’azienda ha deciso di ritirare la cassa integrazione – è successo lunedì scorso – quei dipendenti hanno voluto continuare a mobilitarsi lo stesso accanto ai colleghi della Logos. Anche qui si sono interrotte le procedure di cassa e ora la situazione è stata messa in sospeso in attesa di una qualche risoluzione. In tutto questo il ministero dello Sviluppo economico, più volte interpellato, si è finora defilato. “Siamo stati convocati due volte e per due volte, l’ultima il 1 marzo, il ministero ha disdetto l’incontro – aggiunge ancora Breda – per l’indisponibilità dei soggetti interessati che però dipendono dal pubblico”. Finmeccanica ha appena dichiarato, il 26 gennaio scorso, di essersi aggiudicata commesse per 155 milioni di euro attraverso le sue aziende tra cui la Elsag anche se il senatore Idv Elio Lannutti ha presentato un’interrogazione parlamentare per sapere se questi annunci corrispondano al vero e soprattutto per sapere quanto sia rilevante il ruolo delle ferrovie libiche. Nonostante il ritiro delle procedure di cassa integrazione i lavoratori rimangono guardinghi perché non hanno avuto ancora assicurazioni sul proprio futuro. E il sindacato, per cautelarsi, ha intentato una causa sollevando il problema dell’“interposizione di manodopera”, sostenendo cioè che Logos e Stac non sono davvero società autonome ma siano espressione di Elsag da cui dipendono in tutto e per tutto. A inquietare i dipendenti c’è anche il curriculum dell’amministratore delegato di Logos, Raffaele Cristaldi attivo da tempo nel mondo delle installazioni telefoniche dove il suo nome ricorre in operazioni di cessione di ramo d’azienda che hanno lasciato centinaia di lavoratori per strada. Prima con la Infotel, creata a suo tempo dalla Ericsson, che tramite la procedura di “affitto di ramo d’azienda” vide i lavoratori passare in altre società tra cui la Site dove sono stati messi in mobilità nel 2009. E poi quello più grave della Seam, di proprietà dello stesso Cristaldi, che ha operato di nuovo la cessione di ramo d’azienda a una nuova società, la Cedif, che ha poi cessato l’attività mettendo tutti in cassa integrazione straordinaria.

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luiss_smorgana