PALERMO – Di una presunta trattativa con la mafia il parlamento era stato avvisato nel 1993 secondo quanto scrive Salvo Palazzolo su Repubblica. Poi tre anni dopo saranno le rivelazioni del pentito Giovanni Brusca a dare il via al caso sui rapporti tra pezzi di Stato e i boss.
Una volta raccolto l’allarme di movimenti in corso, lo Sco avrebbe avvisato la commissione parlamentare antimafia, allora presieduta da Luciano Violante, con un documento «riservato».
Quelle carte però sarebbero rimaste chiuse in un cassetto fino a che non è saltato fuori da Palazzo San Macuto. Ecco quanto riporta Repubblica: «Protocollo 123G/731462/10/I-3. Roma, 11/9/1993». «Oggetto: Attentati verificatisi a Roma, Firenze e Milano. Per quanto d´interesse si trasmette appunto riservato concernente gli attentati». Firmato, «il direttore del servizio». «Arrivato il 14/9/1993». «Obiettivo della strategia delle bombe – scriveva lo Sco – sarebbe quello di giungere a una sorta di trattativa con lo Stato per la soluzione dei principali problemi che attualmente affliggono l´organizzazione: il “carcerario” e il “pentitismo”».