Die Strasse: il fumetto che spiega il nazismo ai bambini di cinque anni

BERLINO – In Germania c’è un fumetto che spiega il nazismo ai bambini di 5 anni: un evento più unico che raro, in un paese dalla memoria sensibile, dove il tragico passato – il delirio nazista e le sue conseguenze incalcolabili – fa parte ormai del dna spirituale della nazione.

Rispetto alla relativa discrezione in cui il fascismo è avvolto nei programmi scolastici italiani, il nazismo è in Germania praticamente una materia a se stante. Ci sono voluti anni, decenni perché i tedeschi potessero concepire di fare un film comico sul Führer, o perfino un film non «retorico». Decenni pure per una mostra sull’ideologia nazista. Decenni perché le bandiere tedesche potessero infine sventolare di nuovo – senza paura per il mostro del nazionalismo. Perché i tedeschi temono, temevano, come scrisse Bertolt Brecht, che il ventre del paese sia ancora «gravido di mostri».

In questo panorama dell’educazione una nuova iniziativa tenta di sovvertire senza clamore gli schemi classici della pedagogia storica. Si tratta di Die Strasse (la strada), un fumetto,o per meglio dire una graphic novel, il parente nobile del fumetto, firmato da Raidt Gerda e Christa Holtei.

L’ambizione del progetto, rivolto a bambini a partire dai cinque anni, è raccontare un secolo (1911-2011) di turbolenta storia tedesca attraverso il prisma di una strada e di un immobile in cui vivono due famiglie. Pagina dopo pagina il vento della storia cambia, si agita, ferisce, lasciando i suoi segni sui monumenti della strada, sui corpi e i volti dei protagonisti. Inevitabilmente, il centro di gravità del libro è costituito dal periodo della guerra nazista e della miseria post-bellica.

Le distruzioni del conflitto sono descritte accanto all’indescrivibile dramma della Shoah. La tragedia della storia è raccontata senza enfasi, attraverso dei dettagli sapientemente orchestrati, piazzati come un enigma ad un angolo della pagina, innescati per attivare la curiosità del bambino. La fascinazione omicida del popolo tedesco per il Führer è raccontata da un gruppo di ragazzi vestiti in maniera curiosa. Il destino di morte che si fece subire a milioni di ebrei è nella vetrina frantumata di un negozio di alimentari. La miseria lasciata dalla guerra dopo il 45 è tratteggiata nei nomi scritti sui muri col gesso, nomi scritti da uomini e donne disparatamente alla ricerca dei loro cari dispersi.

La parte più sorprendente del progetto di Gerda ed Holtei è senz’altro quella di raccontare, o forse suggerire la storia, senza spiegarla. La filosofia del fumetto è infatti «non dire». Deve essere il bambino, spinto da una sua propria curiosità, a porre la domanda sulle immagini che ha visto. In un paese dalla memoria istituzionalizzata come la Germania, si tratta di una piccola, ma significativa novità.

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fmontorsi