Speranze di cura per il morbo di Alzheimer arrivano da studiosi milanesi in collaborazione con il Nathan Kline Institute di Orangeburg.
Il team, formato da membri dell’Istituto neurologico Carlo Besta e dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, ha scoperto una forma mutata della beta-proteina che se presente in doppia copia (omozigosi) risulta essere il fattore scatenante della malattia, mentre in singola copia (eterozigosi) sembrerebbe svolgere un ruolo prottetivo contro l’Alzheimer stesso.
“La beta-proteina mutata – spiega il direttore del Dipartimento di malattie neurodegenerative del Besta, Fabrizio Tagliavini – si lega a quella normale e blocca la formazione di amiloide e lo sviluppo della malattia. Un comportamento biologico sorprendente che apre una nuova prospettiva terapeutica”