AIC, Incontro con Campana: un uomo nella storia del calcio italiano

Bassano del Grappa – Quelli di Campana sono stati quarantatre anni vissuti al servizio dell'istituzione calcistica, conditi da un forte convincimento delle proprie idee e da un altrettanto forte rispetto nei riguardi delle posizioni altrui, anche se divergenti. Lui che è sempre stato una persona sincera e lontana dal ruolo del protagonista, lui che non ama dormire lontano da Bassano (tanto che le riunioni dei Consigli Federali vengono fissate in mattinata per permettergli di rientrare a casa, a parte quando dormì a Roma per una riunione di 2 giorni dopo Corea e Giappone 2002, "ma fece un regalo a me" scherza Carraro) e che non ha un telefonino ("io lo chiamo una volta l'anno il 1 agosto per fargli gli auguri – ha rivelato Abete – approfittando del numero della sua signora"). Un uomo cui è giunto il sincero riconoscimento da parte di tutti. "Sarà impossibile fare meglio di Campana – ha detto Tommasi – anche se sono sufficientemente incosciente per essere ottimista sul futuro". "Oggi diamo un segnale di rispetto – ha aggiunto Matarrese – verso un uomo con cui ci siamo confrontati in maniera molto forte ma che ha sempre avuto toni garbati". "Se i rapporti tra club e calciatori sono arrivati alla disciplina odierna – ha ricordato Nizzola – lo dobbiamo a lui". "Campana – fa notare Carraro – ha sempre compreso che non si potevano rovinare le emozioni della gente". "Attraverso la metodologia della comunicazione – è stata la conclusione di Abete – Campana ha ottenuto grandi risultati nell'epoca eroica dell'AIC: a lui riconosco due grandi qualità, il rispetto delle opinioni di tutti e la capacità di individuare gli interlocutori di cui avere fiducia".

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