ROMA – Calci di rigore: l’Economist prova a spiegare perché si sbagliano e perché si segnano, e a capire come mai gli inglesi perdono sempre e i tedeschi vincono sempre quando la partita si gioca dagli undici metri.
Storia dei calci di rigore. Fino al 1976, le partite che dovevano decretare una squadra vincitrice finite in pareggio venivano decise al termine di due tempi supplementari da 15 minuti e, in caso di parità al 120′, dal sorteggio con la monetina. Due esempi: l’Italia arrivò in finale agli europei 1968 (che poi vinse) superando in semifinale la Russia solo grazie alla monetina. Due anni più tardi, ai mondiali del 1970 in Messico, ci furono i mitici tempi supplementari di Italia-Germania 4-3.
Furono quindi gli europei del 1976 il primo torneo internazionale a prevedere i tiri di rigore, 5 per ogni squadre e alternati (nelle prime versioni, ogni squadra ne batteva 5 di fila), per decidere la vincitrice di una partita terminata in pareggio dopo i tempi supplementari. In quegli europei, tra l’altro, nessuna delle ultime quattro partite (semifinali e finali) finì nei tempi regolamentari. E proprio la finale fu decisa dai tiri dal dischetto. Fra Cecoslovacchia e Germania Ovest era terminata 2-2 dopo i supplementari. I tedeschi sbagliarono il quarto rigore con Hoeness e Antonin Panenka si trovo a tirare il rigore decisivo: lo trasformo con il famoso “cucchiaio” che un paio di decenni più tardi fu riportato in auge da Francesco Totti.
Il primo mondiale con i calci di rigore nel regolamento fu quello di Argentina 1978, ma la prima partita decisa dagli undici metri in una coppa del Mondo fu Francia-Germania Ovest (8-7, 3-3 dopo i supplementari, 1-1 alla fine dei 90 minuti).
Chi vince e chi perde di più ai calci di rigore. La percentuale più alta di vittorie ce l’ha la Cecoslovacchia-Repubblica Ceca: 100%, 3 partite ai calci di rigore su 3, con un 100% di rigori realizzati. Ma chi ha vinto in assoluto di più dagli undici metri è la Germania, che perse solo con la Cecoslovacchia nel 1976, poi ha sempre vinto 5 sfide dal dischetto su 6 (di cui 4 ai mondiali), con il 93% dei rigori realizzati. Chi ha perso più di tutti è l’Inghilterra, 6 partite su 7 e il 66% dei rigori realizzati. Chi ha sbagliato di più è il Portogallo, che ha segnato solo il 63% dei rigori.
E l’Italia? Così e così. Ha realizzato solo il 67% dei rigori, fino al 2000 ha sempre perso, poi ha quasi sempre vinto (con l’Olanda nel 2000, con la Francia nel 2006, con l’Inghilterra nel 2012). In totale 3 vittorie e 5 sconfitte. È stata la prima nazionale a perdere un Mondiale ai rigori (col Brasile nel 1994) e la prima a vincerlo (Fabio Grosso 2006).
Perché si vince e perché si perde ai calci di rigore. L’Economist analizza cosa succede nella testa delle squadre che perdono o vincono più spesso ai rigori. Ovviamente citando lo studioso di turno, come Jon Billsbeery, dell’australiana Deakin University, secondo il quale “i Paesi nei quali è comune una natura collettivista tendono a fare molto meglio ai calci di rigore rispetto a quelle di cultura individualistica”. Più individualismo = più pressione psicologica sul singolo = più errori. Quindi quando l’Ashley Cole di turno (vedi Euro 2012) va sul dischetto pensa alla propria immagine, non a quella della squadra, e sbaglia.
A sostegno di questa tesi arriva quella di Geir Jordet della Norwegian School of Sport Sciences, che ha sottolineato come i giocatori più famosi sono quelli che sbagliano di più dal dischetto perché si sentono troppi occhi addosso.
Secondo Jordet l’andamento di una sfida ai calci di rigore può essere deciso dal “contagio emotivo”. In positivo, quando un giocatore che ha segnato festeggia alla grande: così, mostrando ai compagni la “ricompensa” della felicità in caso di gol, li induce a tirare meglio e con più efficacia i rigori successivi.
Per Greg Wood della Hope University di Liverpool vince più spesso la squadra che tira per prima, perché ti tremano di più le gambe davanti alla palla se devi segnare per pareggiare piuttosto che se devi fare gol per andare in vantaggio. E, al contrario della moda più in voga fra i rigoristi negli ultimi anni, secondo Wood i più bravi dagli undici metri sono quei calciatori che tirano il rigore così come avevano pianificato in testa di fare, senza pensare alle mosse del portiere.
Suggerimenti, analisi e “dritte” che l’Economist riassume così:
“Quando monta la tensione, la chiave vincente è concentrarsi sulla propria performance, più che preoccuparsi dell’avversario. Pensare a quanto sarebbe bello vincere e non a quanto sarebbe brutto perdere. Festeggiare i gol. E, se è possibile, evitare i tedeschi”.
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