ROMA – La super-Irpef è realtà anche per i calciatori. A gennaio, infatti, scrive Repubblica, tutti i giocatori che hanno un reddito lordo sopra i 300 mila euro annui hanno trovato in busta paga la trattenuta del 3% lordo dovuta come “contributo di solidarietà”.
Si tratta della tassa prevista dall’ultima manovra del governo Berlusconi, quella firmata da Giulio Tremonti, poi diventata legge sotto il governo Monti.
Il provvedimento riguarda, secondo Repubblica, circa il 45% dei calciatori di serie A, il 10% di quelli di serie B e “pochi fortunati” che giocano in Lega Pro dove gli stipendi sono più bassi e soprattutto pagati con regolarità tutta da rivedere. La trattenuta del 3%, pari all’1,71% netto, toglie dallo stipendio una media di 12 mila euro netti. Un’inezia per alcuni calciatori, ma non per tutti.
“Ho sempre pensato – ha detto il portiere del Napoli e rappresentante sindacale dell’Aic Morgan De Sanctis – che sia giusto così: chi è un privilegiato deve pagare di più, a maggior ragione in un momento di crisi come questo”. Lo sciopero dei calciatori, quello che ha portato allo spostamento della prima giornata di campionato, insomma, non era per il contributo di solidarietà.
Spiega ancora De Sanctis: “Non abbiamo mai rifiutato di pagare le tasse e ora sarà chiaro che quelle accuse alla nostra categoria erano demagogiche”. E in ballo, allora, in effetti c’era la questione dell’accordo collettivo tra calciatori e Lega.
In realtà, per quanto in modo marginale, c’entrava anche la tassa. I calciatori, infatti, almeno i big, negoziano con i club contratti al netto. La posizione di alcuni, quindi, era che la tassa dovesse essere pagata dai club. Dalle buste paga di dicembre si capisce che non è andata così.