Calcio, bianconeri e granata: Torino torna al top

TORINO, 6 OTT – Torino torna capitale. Forse per un giorno, o magari, chissà, per un anno. Le celebrazioni per il 150/o anniversario dell'Unità d'Italia non c'entrano nulla, ma sono soltanto una stuzzicante coincidenza: si sta parlando di calcio e di due squadre, Juventus e Torino, prime rispettivamente in serie A e in serie B.

I granata si concedono anche il lusso di esserci da soli, lassù, ma hanno giocato ieri sera la partita che ha fruttato il primato solitario; mentre i bianconeri, che lo condividono con l'Udinese, sono fermi a domenica, alla spettacolare vittoria contro il Milan.

La città sta vivendo con compostezza (con l'eccezione degli stadi delle due squadre, dove ribolle la passione) una situazione che inorgoglisce non poco e riporta, almeno con lo spirito, ai fasti del campionato 1976/77, che tutti i torinesi ricordano come quello dei 51 punti, in cui le squadre, dominatrici incontrastate, si diedero battaglia a suon di vittorie (record) fino alla fine, con i granata a soccombere in modo assurdo per un punto e a una quota che fino a quel momento aveva consentito di vincere largamente gli scudetti.

La scaramanzia dei torinesi (pochi dei quali ormai doc) non farebbe invidia a quella napoletana e il motivo è semplice: troppe delusioni accumulate in questi anni.

La Juve, prima dei due orribili settimi posti (primato storico negativo), aveva conosciuto l'onta della serie B nel 2006 e il Toro si era preso la sadica rivincita di giocare per la prima volta in A quando i cugini stavano nella serie minore. Soddisfazione che durò poco, perché retrocessero e da allora (tre anni) per i tifosi granata sono state solo amarezze.

In comune, le due tifoserie, così diverse per temperamento (più compassati i bianconeri, più sanguigni i granata), hanno vissuto momenti di grande amarezza, sbeffeggiate da avversari che mai, in situazioni normali, li avrebbero messi sotto: Udinese, Sampdoria, Lazio davanti alla Juventus erano un evento rarissimo.

Così come faceva effetto vedere gli eredi del Grande Torino commettere passi falsi con i vari Cittadella, Crotone, Albinoleffe, neofite della categoria.

Pochi si sono accorti nel frattempo che c'è una Torino in generale che soffre, in ambito sociale ed economico. La città, travagliata dalle vicende Fiat e da una fase di trasformazione urbana e produttiva, sta cercando di rinnovarsi e con l'evento olimpico del 2006 ha dato il meglio di se stessa.

Ma l'aria in città è sempre pesante, perché nel frattempo si è aggravata la crisi generale del paese e da queste parti la mentalità di consolarsi con il calcio non esiste. Sia perché granata e bianconeri avevano sempre la pancia piena, sia perché il pallone regalava fierezza ma non era un valore assoluto, come dimostra il distacco ironico con cui lo viveva l'Avvocato.

Le imprese di Juve e Toro, però, ripropongono una caratteristica tipica del Dna di Torino: la capacità di reinventarsi un futuro. Conte e Ventura ne sono l'ennesima dimostrazione.

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Maria Elena Perrero