“Annullai quel gol di Turone, e l’anno dopo lavoravo all’hockey prato…”.
Dal colpo di testa del difensore della Roma in una memorabile sfida scudetto in casa della Juve sono passati la bellezza di ventinove anni, ma per i tifosi giallorossi è come fosse ieri.
Se lo ricordano perfino i più giovani, perché il rimpianto di uno scudetto sfuggito (ma in Curva Sud preferiscono dire “rubato”) è una ferita che non si rimargina mai.
In quel giorno di maggio del 1981 con quel gol la Roma di Dino Viola e Nils Liedholm avrebbe potuto vincere a Torino e probabilmente sarebbe stato scudetto.
E invece finì 0-0, ancora una volta con la Juve tricolore: tutta colpa della bandierina alzata di un guardalinee (allora non si chiamavano ancora assistenti), Giuliano Sancini.
Fu lui intorno alla mezz’ora della ripresa a far cambiare idea all’arbitro Paolo Bergamo, che invece aveva dato per buono il gol di Turone.
E poco importa che dalle immagini televisive l’impressione generale fosse in realtà molto diversa da quella del guardalinee. Ma lui non si pente.
“Avevo ragione io – ripete -, quel gol era da annullare. Dopo la partita il presidente Viola venne a congratularsi. Brindammo anche con Boniperti. Allora i presidenti erano dei gran signori…”.
D’altronde si sa che l’errore fa parte del calcio. “Anche oggi sbagliano in tanti, ma io – insiste l’ex guardalinee – non commisi alcun errore.
Su questo sono tranquillo”. A distanza di quasi trent’anni Sancini dunque non fa nessun mea culpa e continua a mettere la mano sul fuoco sull’irregolarità dell’azione-gol della Roma.
“La moviola? Allora non c’era, ma sono pronto a scommetterci una cena. Mandatemi pure tutte le immagini che volete. Ho rivisto tante volte quell’azione: non si capisce mai quando parte il pallone” (l’azione partì da un cross di Conti, sponda di Pruzzo e gol di testa di Turone).
Il guardalinee di allora racconta di essersi trovato “perfettamente in linea” con l’azione, Bergamo invece era molto indietro.
“Quando disse che per lui era gol mi fece rimanere male. Lui era a 30 metri dall’azione. Allora gli arbitri correvano molto meno…”.
Sarà pure tranquillo eppure quel gol ha forse per sempre segnato la sua carriera. L’anno successivo all’episodio infatti Sancini decise di diventare dirigente di hockey prato.
“Ma fu una mia decisione, fui io ad andarmene” tiene a sottolineare. Da allora a Roma sono venuto tante volte e ha dovuto spesso subire gli sfottò dei tifosi giallorossi.
“Ma non ci sono mai stati problemi. La Roma mi è anche simpatica e suoi tifosi – dice – sono dei burloni, amano scherzare”.
Poi ricorda un episodio divertente: “Una ventina di giorni dopo quella partita mi capitò di tornare a Roma. Andai una sera a cena in un ristorante: a un certo punto spensero le luci e fu portato un vassoio con una torta di frutta.
Si congratularono con me: la verità è che era un locale di laziali”. Oggi il calcio, si continua a sbagliare ma gli errori arbitrali adesso sono sotto gli occhi di tutti.
Colpa della pletora di televisione e delle moviole attorno alle quali impazzano le polemiche del dopo-partita. “La moviola ha un aspetto positivo e negativo – conclude l’ex guardalinee di Juve-Roma di tanti anni fa – In Inghilterra non c’é e nessuno se ne interessa. Da noi invece è un’ossessione.
E i giornali ‘pompano’ sempre. Fare l’arbitro oggi è molto più difficile di una volta. Come pure fare il guardalinee. Quelli di oggi sono molto bravi e professionali. Ai miei tempi c’erano un paio di fuorigioco a partita…”.
